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L’arte che rigenera le falde acquifere 

L’installazione sonora di Ronald Van Der Mejis nella foresta di Zeisterbos

Alessandra Navazio
una storia scritta da
Alessandra Navazio
 
 
L’arte che rigenera le falde acquifere 

“H2O I will give it back to you” ogni giorno ripristina 130 litri di acqua, ovvero il consumo medio giornaliero di una persona che vive nei Paesi Bassi. Composta da una goccia d’acciaio e un irrigatore sonoro, rivendica una gestione sostenibile delle acque sotterranee 

Ogni anno nel mondo si prosciugano circa 17 chilometri quadrati di falde acquifere1: un’ “assicurazione della natura” come definita dalla World Bank2, che sta venendo meno. L’acqua che scorre sotterranea ha un valore socio-economico di vitale importanza: nel mondo utilizziamo le falde acquifere per il 49% dell’uso domestico globale e il 43% dell’irrigazione delle terre a uso agricolo. Non è un caso che le falde siano considerate un baluardo anche contro la malnutrizione. “Le acque sotterranee non sono molto conosciute, anzi, sono date per scontate” dice l’architetto e artista Ronald Van Der Mejis che, per portarle all’attenzione pubblica, ha progettato e realizzato l’installazione sonora H20. I will give it back to you everyday nella foresta antica di Zeisterbos, ad Utrecht. Uno dei più grandi parchi d’Olanda in cui le fonti storiche di irrigazione non bastano più.  

Il problema delle falde di Utrecht e delle sue colline 

Ronald van der Meijs è un artista olandese. Nato nel 1966, laureato in architettura all’Accademia di Belle Arti e Design di Breda nei Paesi Bassi, si occupa di scultura e arte d’installazione. Ha esposto i suoi lavori in vari musei e festival in Europa, Asia e America ed ha ricevuto una menzione al Prix Ars Electronica nel 2017. Il suo lavoro si concentra sull’intersezione tra cultura e natura, utilizzando elementi naturali, luce e spazio.

Scopri Ronald van der Mejis Scopri H20 I will give it back to you

Utrecht è una delle città più popolose dei Paesi Bassi: le sue fonti d’acqua storiche sono i ruscelli superficiali e le acque sotterranee che si formano per infiltrazione dai versanti delle colline adiacenti. A partire dagli anni ‘203 queste fonti idriche storiche sono diventate sempre più secche, portando ad una modifica del paesaggio e della vegetazione4. «Il problema è ampio», spiega Van Der Mejis, «ci sono le grandi industrie che prelevano le acque dal suolo; gli agricoltori, che hanno bisogno di molta acqua; l’azienda che gestisce l’acqua potabile che arriva nei nostri rubinetti sempre dalle acque sotterranee».

L’acqua delle falde non basta più. Ma, a ben vedere, gli alberi di una foresta e gli esseri umani in una città assumono il fabbisogno di acqua giornaliero in un modo molto simile. «L’acqua del rubinetto arriva da chilometri e chilometri di tubature sotterranee, così come gli alberi assumono l’acqua dalle radici», racconta Van der Mejis. Il problema nasce dal fatto che la rete idrica “umana”’ è sovrautilizzata, a discapito di quella “naturale” e degli alberi. Da qui nasce l’idea di H2O I will give it back to you, un’installazione artistica in grado di prelevare acqua dalla rete di approvvigionamento idrico di Utrecht per restituirla alla natura, “rubando” come una moderno Robin Hood a chi ne usa troppa per donarla a chi non ne ha più. 

La goccia d’acqua che fa pensare 

H20 I will give it back to you everyday è un’opera al confine tra l’architettura e la land art: realizzata nel marzo del 2023 e commissionata dalla Fluid Future Fondation5, in collaborazione con Utrechts Landschap6 e il Parco Nazionale Utrechtse Heuvelrug, resterà come installazione permanente nella riserva naturale di Utrechtse Heuvelrug per i prossimi dieci anni. 

Una mappa di Utrechtse Heuvelrug. Fonte: Blauwe Agenda Nationaal Park Utrechtse Heuvelrug. Tutti i diritti riservati.

Riesce a restituire, ogni giorno, 130 litri di acqua, ovvero il consumo medio giornaliero di una persona olandese. Il processo di rifornimento e l’erogazione avvengono sei volte al giorno per due minuti. «Quando hai un bel giardino ed è tanto secco, se lo innaffi, permetti all’acqua di ritornare al terreno» spiega Van der Mejis. L’installazione artistica funziona, in effetti, come un irrigatore sonoro, che spruzza acqua e rigenera il pozzo in cui è collocata. La struttura assomiglia a una grande goccia d’acqua: alta tre metri e lunga un metro e mezzo, è composta da una serie di tubi metallici resistenti alle intemperie, che sono stati piegati e saldati tra di loro. All’interno, come una risorsa preziosa, arriva l’acqua “rubata” al sistema idrico principale che, poi, viene spruzzata all’esterno: l’erogazione genera un suono metallico prima di cadere. 

Alcune foto dell’installazione H20 I will give it back to you every day di Ronald van der Meijs. Fonte: Ronald van der Meijs. Tutti i diritti riservati. Riprodotte con il consenso dell’autore.

H20 I will give it back to you non è il primo caso in cui l’acqua viene deviata per rigenerare le fonti d’acqua e le falde acquifere: ne è un esempio la falda acquifera di Los Arenales7, in Spagna, reintegrata con acque reflue, acque di esondazione del fiume Piron e acqua piovana. 

L’installazione di Van Der Mejis non punta, però, semplicemente a riportare acqua nel pozzo antico e prosciugato della foresta, ma a smuovere e a provocare le coscienze dei cittadini, già a partire dai materiali di cui è composta. «La sua realizzazione non è stata semplice» racconta l’artista. «Ci sono 1500 metri di tubi con forme leggermente diverse e in acciaio inossidabile che ho dovuto piegare a mano e che ricordano i tubi comuni per l’acqua presenti in tutte le case del mondo. Li ho scelti perché avrebbero portato le persone a chiedersi: perché ha usato proprio questo materiale? E perché assomigliano ai tubi che trasportano l’acqua nelle nostre case?» Secondo Van Der Mejis, infatti, «non sono solo le aziende e gli agricoltori ad essere responsabili del problema del livello delle acque sotterranee ma lo sono anche i consumatori di acqua potabile». Costruire un’installazione che “ruba” diventa una buona metafora per rendere visibile ciò che normalmente non lo è, prendendo coscienza delle reti d’acqua che scorrono sotto di noi e dell’utilizzo che ne facciamo.

Il suono del cambiamento

«H20 I will give it back to you spruzza acqua come una tradizionale fontana, ma con un potere esplosivo e un suono metallico dirompente, che sono la sua vera forza» dice Van der Mejis. «Immagina di camminare nel mezzo della foresta e trovarti davanti a questa scultura all’interno del pozzo d’acqua che improvvisamente comincia a fare rumore». Le installazioni sonore di Van Der Mejis sono sempre frutto di uno studio del contesto: dalla storia alle attuali questioni politiche e sociali, dai suoni ai diversi elementi dell’ecosistema, così da fare interagire l’opera in modo inaspettato con tutti gli elementi naturali che lo caratterizzano. «Ogni luogo ha un certo significato, una certa storia, un suo ritmo ma anche una sua velocità e incontrollabilità», spiega l’architetto, «parto sempre da qui per la scelta della forma dell’opera e del tipo di suono che può o deve generare, ma non solo».

In H20 I will give it back to you, la struttura è stata progettata in contrapposizione all’immagine da favola di foresta antica, piena di querce, pini e abeti: il suono che produce, simile a una gabbia metallica, indica la situazione climatica di non ritorno a cui ci stiamo avvicinando e punta a generare un cambiamento nelle azioni del singolo e della comunità. La goccia d’acciaio non si colloca, quindi, semplicemente nel contesto di riferimento ma interagisce con esso, lasciandosi trasformare e completare dalle forze della natura che reagiscono insieme ad essa. «In H20 I will give it back to you è successo, ad esempio, che la goccia sia completamente sparita nel pozzo d’acqua dallo scorso inverno, perché le piogge dei mesi invernali hanno sommerso la struttura e siamo passati da una situazione di estrema scarsezza d’acqua al suo completo opposto» racconta Van Der Mejis. «Mi hanno chiesto, in quel caso, se fosse il caso di intervenire ma ho risposto che c’era da accettarlo perché non è sempre possibile controllare la natura che ci circonda». 

C’è una differenza tra il controllo e la gestione consapevole delle risorse e «il fatto che la macchina o l’installazione possono non funzionare vuole porre l’accento proprio su questo» sottolinea l’artista «ovvero che non possiamo controllare la natura che è inaspettata. Il pensiero comune di controllo che abbiamo ci ha portato ad un disequilibrio delle risorse idriche stesse». Nella foresta di Zeisterbos, un anno dopo la commissione dell’opera di Van der Mejis, è nato un programma8 di miglioramento idrico urbano che si concluderà nel 2027 e sta compiendo un’analisi approfondita di come trattenere l’acqua nelle sorgenti e negli stagni e di come migliorare l’infiltrazione delle acque piovane urbane e alimentare le falde acquifere. 

«Occorre rallentare e prendersi del tempo per riflettere» afferma Van der Mejis, per comprendere come gestire e non controllare, sia in Olanda che a livello globale. L’opera nella foresta, questa volta non di Sherwood, continuerà a ricordarcelo ristabilendo ogni giorno un rapporto più equo e sostenibile tra tubi d’acciaio e radici, tra la società umana e il mondo naturale. 

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  1.  Hasan, M. F., Smith, R., Vajedian, S., Pommerenke, R., & Majumdar, S. (2023). Global land subsidence mapping reveals widespread loss of aquifer storage capacity. Nature Communications, 14(1). https://doi.org/10.1038/s41467-023-41933-z. Lo studio si basa su una triennale opera di monitoraggio di quasi 1700 falde acquifere in tutto il mondo e attinge a una serie di dati di misurazione in oltre 170.000 pozzi di monitoraggio delle acque di falda degli ultimi 40 anni. ↩︎
  2.  World Bank Group. (2024, January 22). The Hidden Wealth of Nations: Groundwater’s Critical Role in a Changing Climate. World Bank. https://www.worldbank.org/en/news/feature/2023/06/14/the-hidden-wealth-of-nations-groundwater-s-critical-role-in-a-changing-climate. ↩︎
  3.  Come dimonstrano i registri storici comunali. Cfr. Proeftuin klimaatbestendige aanpak KBL in Zeisterbos. https://www.skbl.nl/proeftuin-klimaatbestendige-aanpak-kbl-in-zeisterbos/. ↩︎
  4.  Bouwstenen, Blauwe Agenda Utrechtse Heuvelrug. ↩︎
  5.  https://www.fluidfuture.nl/. ↩︎
  6. Utrechts Landschap è una Fondazione provinciale per il paesaggio fondata nel 1927 che si impegna a rafforzare e preservare la natura nella provincia olandese di Utrecht. https://www.utrechtslandschap.nl/help-mee?gad_source=1&gclid=Cj0KCQjwmMayBhDuARIsAM9HM8fJK7p8326XPJRCHaJ4zqlHQ18PpP6Q74mPCiOcEIbw938fFLWL6BAaAm_cEALw_wcB ↩︎
  7.  Nel 2011 è stato avviato il programma MAR Pedrajas–Alcazarén nei comuni di Pedrajas de San Esteban e Alcazarén: https://gripp.iwmi.org/natural-infrastructure/water-storage/the-alcazaren-pedrajas-managed-aquifer-recharge-mar-scheme-in-central-spain/. ↩︎
  8.  Il Kennisprogramma, progetto locale dell’Agenda Blu, è un’iniziativa congiunta della fondazione Kastelen Buitenplaatsenen landgoederen, Zuid-Holland, Utrecht en Gelderland, gemeente Zeist, Utrechts Landschap en Utrechts Particulier Grondbezi. Il programma si compone di tre parti: Test dello stress climatico, Green-Blue Monitore e Terreni di prova. Il Green-Blue Monitor raccoglie dati rilevanti nei punti di misurazione per capire meglio le conseguenze del cambiamento climatico e gli effetti delle misure implementate. ↩︎

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