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Perché in Mangrovia usiamo l’Intelligenza Artificiale

Fiducia, trasparenza e qualità dell'informazione

Federico Bomba
una storia scritta da
Federico Bomba
 
 
Perché in Mangrovia usiamo l’Intelligenza Artificiale

L’informazione è potere. Troppo spesso, però, la parola “potere” viene declinata sotto forma di comando e controllo, dominio su qualcos’altro, varie forme di violenza. Noi preferiamo invece recuperare l’accezione di Danilo Dolci, che ne evidenziava il carattere di possibilità, quella possibilità di cambiamento che nasce quando si condivide un metodo e un orizzonte. 

Crediamo che avere più informazioni collegate tra di loro, che diventano, quindi, conoscenza, abiliti la possibilità di cambiare punto di vista, di agire diversamente, di continuare a cercare le soluzioni più adatte ai contesti che viviamo nelle nostre relazioni, individuali e sociali. 

La Mangrovia che stai leggendo, e che ascolti sottoforma di podcast con Zenit, è nata da questa idea.  E dall’idea che per risolvere problemi epocali e di portata planetaria, come il cambiamento climatico, forse non occorra insistere sempre con gli stessi schemi di pensiero e di azioni ma provare a dare voce a persone e territori che generalmente non vengono ascoltati e immaginati, per capire cosa abbiano da insegnarci. 

Il linguaggio dell’immaginazione che come esseri umani abbiamo affinato in tutti questi anni di presenza sulla terra è il linguaggio delle arti. In Sineglossa da molti anni proviamo ad ampliare, diffondere, utilizzare questo linguaggio per lasciarci ispirare e riflettere insieme sulle più importanti questioni del nostro tempo.

Per questo, quando SCG ci ha chiesto di curare i contenuti di Mangrovia, abbiamo pensato a un progetto editoriale che non avesse paura degli incroci tra tante radici.

Avevamo già sperimentato alcuni utilizzi dell’Intelligenza Artificiale, ovvero delle diverse tecniche di raccolta ed elaborazione informatica di grandi quantità di dati, nel settore culturale: ma nel campo giornalistico sapevamo di avere una responsabilità in più.

Come sempre, la scelta di utilizzare l’IA nei processi editoriali non è neutra, ma impatta direttamente sulla qualità dell’informazione e della divulgazione che cerchiamo di fare, sulla sostenibilità economica dell’intero progetto e, soprattutto, sulla fiducia di te che stai leggendo.

 

Per prima cosa, non nuocere

Siamo consapevolɜ, infatti, che la costruzione e l’utilizzo di questi sistemi solleva interrogativi importanti che riguardano i dati di addestramento degli algoritmi, il controllo dei processi, il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori, l’impatto ambientale. A cui si aggiungono, in particolare nel campo dell’informazione, il trattamento delle fonti e la protezione dei dati personali e aziendali. 

Allo stesso tempo, siamo altrettanto consapevolɜ che l’Intelligenza Artificiale rappresenti una straordinaria opportunità per sperimentare collaborazioni tra esseri umani e software che consentano ad entrambi di utilizzare al meglio le competenze gli uni degli altri, non in sostituzione, ma in potenziamento. 

A fronte di tutte queste valutazioni, e degli studi precedenti, abbiamo seguito l’antico adagio “primum non nŏcēre”: ci siamo rivoltɜ a una startup italiana, Asc27, soggetta alla legislazione italiana e certificata per il controllo qualità dei suoi processi, che ci ha fornito garanzie sul trattamento dei dati di addestramento e utilizzo degli algoritmi nonché sul rispetto delle normative vigenti. In particolare, ci siamo assicurati che la suite di software da utilizzare fosse completamente controllata e controllabile dall’azienda produttrice.

Siamo andatɜ, e stiamo andando, per piccoli passi: abbiamo scelto, per ora, di non automatizzare alcuna pratica dei nostri flussi produttivi, ma di avvalerci della collaborazione di questa suite per un compito molto specifico, la ricerca delle storie da raccontare.

Abbiamo allenato Asimov attraverso un fine-tuning con un dataset aggregato da tutta la redazione, composto da fonti che potessero garantirci la necessaria qualità e il fondamentale pluralismo, inteso come un sistema di voci provenienti il più possibile da luoghi considerati marginali. La selezione finale, la verifica e la scrittura rimangono, comunque, sempre in capo alla redazione umana. 

E abbiamo scelto di essere trasparenti: ti racconteremo come e quando la utilizziamo, perché non saremmo serenɜ a fare diversamente. Anche questa è informazione che genera cambiamento e nuove possibilità di fare insieme. 

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