Accessibility Tools

Articolo

Tutte le energie dell’acqua

Una forza che dà vita, genera cooperazione e determina il futuro

Riccardo Silvi
una storia scritta da
Riccardo Silvi
 
 
Tutte le energie dell’acqua

Il rapporto fra l’essere umano e l’acqua dolce ha inciso, nei secoli, sullo sviluppo o la scomparsa di intere comunità. Ancora oggi comprendere a fondo come l’energia idroelettrica determina la nostra quotidianità è fondamentale per immaginare un futuro sostenibile

L’energia dell’acqua dolce è sostenibile, rinnovabile ma al tempo stesso può minacciare miliardi di persone. È un’energia da cui dipende il lavoro e il sostentamento dell’80% della popolazione che vive in paesi a reddito a basso e medio-basso ma allo stesso tempo, per poterla utilizzare, sono necessarie infrastrutture con impatti enormi e sconvolgenti per ecosistemi e comunità. Abbiamo quindi bisogno di più o meno energia dell’acqua?

L’acqua energia per la vita 

Partiamo dalle basi. L’acqua è energia per la vita: permette il soddisfacimento dei bisogni primari di noi esseri umani quindi la sicurezza alimentare, la salute e lo sviluppo economico e tecnologico delle comunità di tutto il mondo.

Dove c’è acqua c’è prosperità, da sempre. Anche se non esiste una misura della correlazione diretta fra disponibilità di acqua dolce e crescita socio-economica, secondo le stime pubblicate nel 2024 nel Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche, “nei paesi a reddito basso o medio-basso dipende dall’acqua una percentuale di posti di lavoro compresa tra il 70 e l’80%1“. È stato ampiamente dimostrato come il rapporto costi-benefici degli investimenti in acqua sia in grado di garantire rendimenti positivi, in particolare grazie a benefici aggiuntivi in materia di salute, istruzione, occupazione e quindi di dignità umana.

L’uso, la presenza, la gestione dell’acqua dolce da parte delle comunità è il primo segnale della qualità della vita e dei benefici sociali, economici e ambientali che caratterizzano un territorio.

L’energia vitale dell’acqua genera pace e stabilità sociale.

Questo appare ancora più importante se consideriamo che nel 2024 quasi la metà della popolazione mondiale vive una condizione di grave scarsità idrica, almeno per una parte dell’anno. Come riporta lo studio ONU, un quarto della popolazione mondiale deve infatti far fronte a livelli di stress idrico estremamente elevati, utilizzando oltre l’80% della propria fornitura annuale di acqua dolce rinnovabile.

Le Nazioni Unite indicano quindi la via della “cooperazione” fra le comunità come orizzonte necessario da raggiungere affinché l’energia vitale e sociale dell’acqua possa realmente produrre effetti condivisi. Numerosi sono gli esempi di progetti che hanno innestato processi di compartecipazione delle persone nella gestione dei bacini idrici strategici sui propri territori.

Come gestire l’acqua dolce insieme 

Nello studio The Contribution of Integrated Land Use Planning and Integrated Landscape Management to Implementing Land Degradation Neutrality2, pubblicato nel 2023 dalla Convenzione per la lotta alla desertificazione, sono due gli esempi di progetti di successo nella gestione delle risorse idriche con le comunità.

In ordine, una mappa dell’Honduras (Immagine 1) e una mappa della Selva de Cuitzmala, in Messico (Immagine 2). Tutti i diritti riservati.

Il primo, “Spatial Modeling of Participatory Landscape Scenarios3“, è stato realizzato nelle pianure costiere dell’Honduras, nei Caraibi settentrionali. Qui coesistono tre bacini idrografici che garantiscono il sostentamento di 3,5 milioni di abitanti. In questo contesto le comunità hanno dovuto confrontarsi per condividere una strategia comune di miglioramento dei mezzi di sussistenza e della sicurezza alimentare, dall’aumento della produzione sostenibile di olio di palma e cacao alla gestione sostenibile dei bacini idrografici.

Ne è nato un pionieristico progetto di partenariato paesaggistico integrato, “PaSos”, che ha coinvolto un’ampia gamma di portatori di interessi provenienti dai settori dell’olio di palma, del cacao e dell’ecoturismo, nonché popolazioni indigene, agricoltori, organizzazioni comunitarie, amministrazioni municipali, istituti di ricerca e università.

Mettendo insieme le aspirazioni dei diversi soggetti interessati, sono stati individuati tre scenari di gestione del paesaggio sia di business che di conservazione, consentendo un’analisi dei compromessi necessari a raggiungere un equilibrio tra le due esigenze.

La condivisione del processo decisionale è stata anche la chiave anche per affrontare la crisi economico-sociale dello spartiacque Cuitzmala, un bacino fluviale di 1.100 km sulla costa pacifica del Messico. Sotto la pressione di uno sviluppo incontrollato, quest’’area si trasformata nel tempo in un mosaico di colture attive e abbandonate, pascoli e resti di foresta primaria e secondaria. La struttura sociale dell’area è complessa e composta da agricoltori e agricoltrici di piccola scala, imprenditori del turismo, ambientaliste, dipendenti pubblici e comunità indigene. Qui è nato il progetto pilota della Commissione europea “ROBIN-Role of Biodiversity in Climate Change Mitigation”, in cui  un team di ricercatori internazionali ha collaborato con le comunità locali per identificare le migliori opzioni di gestione sostenibile dell’area con l’aiuto di OPTamos4, uno strumento di analisi multicriterio che supporta un processo decisionale di valutazione sociale. A differenza degli strumenti convenzionali, che di solito assistono il singolo senza necessariamente considerare le percezioni degli altri attori, questo strumento integra un approccio partecipativo per rendere sociale il processo decisionale, ovvero valorizzandolo come un’esperienza di apprendimento congiunto. Attraverso una serie di workshop con le parti interessate, quindi, sono stati i diversi attori del territorio a identificare le questioni chiave associate al bacino Cuitzmala e a fare emergere le migliori opzioni di gestione dell’area in cui tutti e tutte vivono5.

Due progetti di cooperazione nati attorno all’acqua, che diventa anche una forza aggregante e che rappresentano un modello di condivisione del processo decisionale attorno a risorse strategiche per intere comunità.

L’acqua che accende il pianeta

La forza generatrice dell’acqua è determinante per tenere acceso il pianeta: ancora nel 2024 l’energia idrica genera più elettricità di tutte le altre tecnologie rinnovabili messe insieme e, secondo le stime della IEA, l’Agenzia internazionale dell’energia, lo rimarrà almeno fino al 20306. L’energia idroelettrica rimane la più importante tecnologia di energia elettrica rinnovabile per capacità (38% delle energie rinnovabili totali) e della generazione (50%).

L’acqua è un elemento determinante anche per la produzione di energia da altre forme, dall’estrazione di combustibili fossili al raffreddamento di centrali termiche e nucleari: l’ONU calcola che tra il 10% e il 15% del totale dei prelievi idrici globali venga destinato alla produzione di energia7.

Da millenni cerchiamo di trarre energia dall’acqua: dalle antiche dighe realizzate a Jawa, in Giordania, intorno al 3.000 a.C., agli ingranaggi delle ruote idrauliche per le macine sui fiumi nell’Alessandria d’Egitto del I secolo a.C., fino alle rivoluzioni industriali del XIX secolo, con l’introduzione della turbina idraulica, capace di trasformare l’energia dell’acqua in movimento in energia meccanica, alla prima centrale idroelettrica negli Stati Uniti, del 1882. Sono seguite infrastrutture sempre più grandi, fino alla diga di Itaipu, sul fiume Paraná, al confine tra Paraguay e Brasile, il più grande impianto idroelettrico operativo al mondo, inaugurato nel 1986.

Questa storia continua a “scorrere”: nel 2022 la produzione di idroelettrico è cresciuta del 2% rispetto al 2021 e le proiezioni 2023 e 2024 della IEA prevedono nuovi livelli record. Tuttavia, non abbastanza per raggiungere l’obiettivo “Net Zero”8, ovvero il raggiungimento di un livello di emissioni di carbonio pari allo zero netto entro il 2050.

Nei due grafici sono descritte la capacità cumulativa dell’energia elettrica rinnovabile (Immagine 1) e la crescita globale della capacità idroelettrica per regione, 1991-2030 (Immagine 2). Fonte: IEA (2024), Renewables 2023, IEA, Paris https://www.iea.org/reports/renewables-2023, Licence: CC BY 4.0; IEA (2021), Hydropower Special Market Report, IEA, Paris https://www.iea.org/reports/hydropower-special-market-report, Licence: CC BY 4.0. Tutti i diritti riservati.

L’energia idroelettrica è così importante perché ha un’altra caratteristica fondamentale: la resilienza, ovvero “la capacità di resistere alle minacce e agli eventi di disturbo, limitando i danni e/o le interruzioni causati da fattori esterni9“. E i fattori esterni sono spesso legati al cambiamento climatico: l’acqua scorre sempre, anche in condizioni estreme, e quindi l’energia che produce rimane costante in quadri di estrema variabilità. 

Nelle conclusioni dello studio statunitense su Hydropower’s Contributions to Grid Reliability and Resilience viene infatti sottolineato come “i sistemi futuri vedranno più eventi meteorologici che hanno un impatto maggiore sulla disponibilità della generazione eolica e solare. L’energia idroelettrica sfrutta la sua flessibilità per colmare il divario, utilizzando lo stoccaggio a lungo termine per fornire energia e capacità quando necessario.”

L’energia distruttrice delle alluvioni 

Ma c’è anche un altro lato della medaglia. Se l’energia idroelettrica è certezza di fronte agli eventi estremi legati al cambiamento climatico, è altrettanto vero che spesso questi eventi estremi sono proprio le sempre più frequenti alluvioni e inondazioni che colpiscono le comunità mondiali ad ogni latitudine.

Secondo uno studio pubblicato su Nature10 “le inondazioni sono tra i rischi naturali più diffusi, con impatti particolarmente disastrosi nei paesi a basso reddito.” Le stime aggiornate al 2022 dicono che 1,81 miliardi di persone (23% della popolazione mondiale) sono direttamente esposte a inondazioni (fluviali, pluviali e costiere) nell’arco di 100 anni. Parliamo di 9,8 trilioni di dollari di attività economica, cioè il 12% del PIL globale.

Il grafico mostra la percentuale di popolazione esposta a un rischio di alluvione di livello almeno medio a livello subnazionale. Fonte: Nature. Tutti i diritti riservati.

Andando più in profondità si intuisce subito che l’aumento dell’esposizione alle alluvioni ha a che fare con la gestione del territorio, con la stabilità sociale e quindi, nuovamente, con la pace.

“I nostri risultati mostrano anche che 1,61 miliardi (89%) delle persone esposte alle inondazioni del mondo vivono in paesi a basso e medio reddito e circa 193 milioni (11%) vivono in paesi ad alto reddito. Considerando che le popolazioni esposte alle inondazioni nei paesi ad alto reddito hanno maggiori probabilità di beneficiare di sistemi di protezione dalle inondazioni, assistenza sociale post-disastro e altro supporto alla gestione del rischio, evidenziano i rischi significativi affrontati dai paesi in via di sviluppo.” 

L’arte di Gallowey in Nuova Zelanda 

Quella dell’acqua è, dunque, una forma di energia eterogenea e trasversale, che non ha a che fare esclusivamente con gli aspetti della fisica o della meccanica, bensì si intreccia con le dinamiche socio-ecologiche delle comunità. Ed è in questo contesto che il linguaggio dell’arte gioca un ruolo chiave.

«L’arte svolge un ruolo di critica: chiede al pubblico di considerare un argomento, di soffermarsi su di esso e di pensare profondamente, in modo dialettico e critico». Mattew Gallowey è un artista e designer che vive a Dunedin, in Nuova Zelanda, nel suo lavoro si occupa di sfidare lo status-quo attraverso i linguaggi dell’arte, cercando di mostrare percorsi alternativi. «La mia pratica utilizza gli strumenti e le metodologie del design per indagare su questioni di identità, comprensione del luogo e implicazioni politiche» scrive Gallowey sul suo sito web. «Spesso partendo da una semplice osservazione del mondo che mi circonda, creo progetti di ricerca aperti con risultati multipli».

I progetti artistici di Matthew Galloway, oltre che in numerosi spazi e galleria della Nuova Zelanda, negli ultimi anni sono stati esposti anche a Shangai, a Monaco, a Tindouf (Algeria), a Buenos Aires, a Leon (Spagna).

Visita il sito dell’artista

Nel 2022 Gallowey ha deciso di concentrare il suo sguardo sulla seconda diga più grande della Nuova Zelanda: la diga di Clyde, costruita sul fiume Clutha. Ne è nato il progetto “The Power that Flows Through Us”, un’installazione multi-sito che ha l’obiettivo di esplorare la complessa storia della diga non solo in relazione alla generazione fisica dell’energia, ma indagando anche le correnti politiche, sociali e culturali che ne hanno determinato la creazione e l’impatto.

«La diga di Clyde, come parte dei progetti “Think Big” degli anni ’70 e ’80, rappresenta un capitolo significativo della storia della Nuova Zelanda» ci spiega. «È stato un periodo di incertezza economica e di decisioni coraggiose che hanno avuto conseguenze di vasta portata per le comunità e l’ambiente interessati. Con questa mostra intendo incoraggiare un impegno più profondo con questa storia e con le conversazioni in corso sulla produzione di energia e sul suo impatto sulla nostra società».

“The Power that Flows Through Us” è attualmente allestita al “Te Pātaka Toi Adam Art Gallery” di Wllington11. «Questo allestimento è stato progettato per immergere lo spettatore nella scala monumentale della diga e del paesaggio circostante attraverso proiezioni su larga scala di filmati di droni. Ho incorporato vignette politiche d’archivio, ingrandite in forme scultoree e interventi sonori con poesie di Brian Turner, per offrire diverse prospettive sulla storia e l’eredità della diga». 

Alcune foto del progetto “The Power that Flows Through Us” di Matthew Galloway. Fonte: Matthew Galloway. Riprodotte con il consenso dell’artista.

Il progetto di Gallowey affronta il rapporto fra le tante energie dell’acqua e le comunità che, nel tempo, sono entrare in relazione con la diga. «Nel contesto del progetto, l’energia è la capacità di sfruttare i corsi d’acqua e le risorse naturali per produrre energia elettrica, ma è anche potere politico che decide di costruire un’infrastruttura così come, più astrattamente, è un’energia legata al progresso che determina interventi infrastrutturali così importanti nel nostro paesaggio» sottolinea Gallowey. 

Un progetto artistico, quindi, che accompagna oltre la dicotomia “energia buona – energia cattiva”. «Il progetto mette intenzionalmente in discussione la storia di queste infrastrutture e ci invita a mettere in discussione le narrazioni sull’energia “verde”» spiega Gallowey. «Vuole, invece, vedere la diga e quello che rappresenta come un oggetto dialettico, attraverso il quale possiamo criticare l’esistenza contemporanea». 

 

  1. Connor, R. (2024). Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2024: l’acqua per la prosperità e la pace; sintesi. In UNESDOC Digital Library. https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000388950_ita.locale=en. ↩︎
  2. UNCCD. (2022, May 6). The contribution of integrated land use planning and integrated landscape management to implementing Land Degradation Neutrality: Entry points and support tools. https://www.unccd.int/resources/reports/contribution-integrated-land-use-planning-and-integrated-landscape-management. ↩︎
  3. Meijer, J. Shames, S., Scherr, S.J., Giesen, P. (2018). Spatial modelling of participatory landscape scenarios: synthesis and lessons learned from exploring potential SDG progress in 3 case studies. PBL Netherlands Environmental Assessment Agency and EcoAgriculture Partners, The Hague. https://www.pbl.nl/sites/default/files/downloads/PBL_2018_2613_spatial-modelling-of-participatory-landscape-scenarios_UK.pdf. ↩︎
  4. Grima, N., Singh, S. J., & Smetschka, B. (2017). Decision making in a complex world: Using OPTamos in a multi-criteria process for land management in the Cuitzmala watershed in Mexico. Land Use Policy, 67, 73–85. https://doi.org/10.1016/j.landusepol.2017.05.025. ↩︎
  5. Entrambi i progetti rientrano nell’approccio economico e di management del territorio per il contrasto alla desertificazione e per il sostegno ai territori coinvolti in processi di crisi economiche ed ecologiche promosso dalla UNCCD. Un sistema di cooperazione territoriale costruito attorno al ruolo strategico dell’ “Integrated Land Use Planning” (IULP), definito come “il bilanciamento delle opportunità economiche, sociali e culturali fornite dai territori con la necessità di mantenere e migliorare i servizi ecosistemici”, e dell “Integrated Landscape Management” (ILM) cioè “la collaborazione a lungo termine tra diversi gruppi di stakeholder per raggiungere gli obiettivi” legati al contrasto alla degradazione dei terreni”. ↩︎
  6. IEA. Hydropower. https://www.iea.org/energy-system/renewables/hydroelectricity. ↩︎
  7. Connor, R. (2024). Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2024: l’acqua per la prosperità e la pace; sintesi. ↩︎
  8. IEA. Net Zero Emissions by 2050 Scenario (NZE) – Global Energy and Climate Model – Analysis. https://www.iea.org/reports/global-energy-and-climate-model/net-zero-emissions-by-2050-scenario-nze. ↩︎
  9. Somani, A., Datta, S., Kincic, S., Chalishazar, V., Vyakaranam, B. G., Samaan, N., Colotelo, A. H., Zhang, Y., Koritarov, V., Mcjunkin, T., Mosier, T., Novacheck, J., Emmanuel, M., Schwarz, M., Markel, L., & O’Reilley, C. (2021). Hydropower’s contributions to grid reliability and resilience. https://doi.org/10.2172/1826380. ↩︎
  10. Rentschler, J., Salhab, M., & Jafino, B. A. (2022). Flood exposure and poverty in 188 countries. Nature Communications, 13(1). https://doi.org/10.1038/s41467-022-30727-4. ↩︎
  11.  https://www.adamartgallery.nz/. ↩︎

Newsletter

Dove la cultura ramifica ed evolve

Iscriviti per ricevere ogni sabato la nostra newsletter gratuita