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Future Library

A Oslo l’archivio del futuro

Alessandra Navazio
una storia scritta da
Alessandra Navazio
 
 
Future Library

Che cosa significa conservare qualcosa per un futuro che non vedremo mai? La Future Library di Oslo, tra memoria, tempo e accesso, emerge, da un lato, come alternativa alla logica della digitalizzazione e dell’immediatezza; dall’altro, come dispositivo che attiva riflessioni su mortalità e responsabilità verso il futuro

Che cosa succede se si prova a raccontare un progetto artistico attraverso gli strumenti della ricerca scientifica? Future Library è un’opera ideata nel 2014 dall’artista scozzese Katie Paterson a Oslo e negli ultimi anni è diventata oggetto di studi nell’ambito delle cultural policy e dei futures studies.

Il progetto è, forse, noto: mille alberi piantati nella foresta di Nordmarka, cento scrittori invitati a consegnare un manoscritto inedito, un secolo di attesa prima che quei testi possano essere stampati e letti. Ogni anno un autore deposita un’opera segreta, custodita nella Silent Room della biblioteca pubblica Deichman. Nel 2114, gli alberi verranno trasformati in carta e i cento manoscritti diventeranno un libro. Agli autori è richiesto di scrivere «nella speranza di trovare un lettore ricettivo in un futuro sconosciuto»: una formulazione che sposta immediatamente il progetto dal piano artistico a quello teorico, perché implica una scommessa sulla continuità tra istituzioni, linguaggio e comunità di lettori non ancora nati.

Ma sono soprattutto due studi recenti a interpretare la Future Library come un dispositivo che interroga il rapporto tra memoria, tecnologia e futuro. Il primo1, pubblicato nel 2026 dalla ricercatrice norvegese Marianne Takle sull’International Journal of Cultural Policy, mette il progetto in relazione con il programma di digitalizzazione della Biblioteca Nazionale norvegese; il secondo2, uscito nel 2025 sul Journal of Futures Studies, analizza le reazioni del pubblico al progetto attraverso i social media.

Due modelli di futuro

Come osserva la ricercatrice norvegese Marianne Takle, la digitalizzazione sta «ridefinendo obiettivi, infrastrutture e orientamenti temporali» delle istituzioni che si occupano di memoria culturale.

Il suo studio prende in esame due casi norvegesi che rispondono in modo radicalmente diverso a questa trasformazione. Da un lato, il programma di digitalizzazione della Biblioteca Nazionale norvegese, avviato nel 2006 dal governo, con l’obiettivo di convertire in formato digitale l’intero patrimonio culturale nazionale — libri, giornali, immagini, film — e renderlo progressivamente accessibile online. Dall’altro lato, la Future Library, che utilizza le stesse funzioni — raccolta, conservazione, diffusione — ma le ridefinisce completamente. I testi vengono raccolti attraverso rituali annuali, conservati in forma cartacea e sottratti alla lettura per cento anni, e la loro diffusione è rinviata a un futuro remoto. La tesi dell’articolo è che entrambi i progetti mettono in scena risposte estreme alla stessa trasformazione storica: l’aumento della comunicazione digitale e la ridefinizione del rapporto tra cultura, tempo e accesso.

Marianne Takle

Marianne Takle è una docente di ricerca presso il dipartimento di studi sulla salute e sul benessere della Oslo Metropolitan University. Scienziata politica che ha pubblicato libri e articoli sulla politica migratoria dell’UE, sulle politiche migratorie nazionali nei paesi europei, sulla solidarietà, sul nazionalismo e sugli studi culturali. È stata visiting fellow presso il POLIS dell’Università di Cambridge (autunno 2010) e l’Europa-Kollege dell’Università di Amburgo (autunno 2014). La sua ricerca attuale esamina la solidarietà verso le generazioni future e le dinamiche politiche della politica culturale.

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Il quadro teorico scelto da Takle combina il metodo utopico della sociologa Ruth Levitas (1949) con la teoria dell’accelerazione sociale del filosofo Hartmut Rosa (1965). Secondo Levitas, l’utopia non è il progetto di una società perfetta da realizzare, ma uno strumento critico. Serve a fare una cosa molto concreta: rendere visibili le alternative nascoste dentro il presente. Rosa teorizza che la modernità è caratterizzata da una continua accelerazione, una “stabilizzazione dinamica” per cui aumentano la velocità delle tecnologie, il ritmo dei cambiamenti sociali, la quantità di esperienze che cerchiamo di comprimere nel tempo. Questa accelerazione è accompagnata da un desiderio sempre più forte di controllo. Letti insieme, i due approcci permettono a Takle di fare un passaggio decisivo: se il futuro è una costruzione culturale, e se la modernità tende verso accelerazione e controllo, progetti come la Future Library non sono semplici esperimenti artistici ma dispositivi che sospendono deliberatamente le logiche dominanti del presente per porre una domanda: che cosa succede alla cultura quando la si sottrae, volontariamente, alla logica dell’accelerazione? La cultura non coincide più con il consumo del contenuto.

Secondo questa visione, la digitalizzazione della Biblioteca Nazionale persegue l’ideale democratico della disponibilità universale del patrimonio: l’utente del futuro è immaginato come qualcuno che deve poter trovare tutto, subito, ovunque. Una «banca della memoria nazionale» che, per Takle, però, rischia di incarnare una vera e propria utopia del controllo. Non solo, la conservazione digitale richiede aggiornamenti continui e il grande archivio digitale norvegese rischia di diventare così una macchina culturale che promette memoria ma può funzionare solo attraverso innovazione incessante.

La biblioteca come esperienza di risonanza

Takle interpreta la Future Library come una forma di decelerazione intenzionale «che implica un ritiro deliberato per un certo periodo».

«In questa decelerazione, il testo e il materiale sono intrecciati. Il testo è attualmente sconosciuto e il suo contenuto non ha senso per noi che viviamo oggi, se non come rappresentazione di una biblioteca inaccessibile».

Non un caso unico, poiché altre biblioteche e archivi possiedono libri e materiali non accessibili al pubblico (il più noto è forse l’Archivio Apostolico Vaticano). E questa sottrazione crea, almeno potenzialmente, le condizioni di ciò che Rosa chiama risonanza: una relazione non strumentale con il mondo, in cui l’esperienza non è governata dal controllo ma da una disponibilità a essere toccati, trasformati, mossi da qualcosa che non possiamo possedere né usare immediatamente. La Silent Room, con il suo silenzio, il legno della foresta, i cassetti che custodiscono testi illeggibili, non comunica informazioni ma costruisce un’esperienza di distanza, attesa e limite.

Ogni anno, nella foresta di Nordmarka, Future Library prende forma attraverso una cerimonia pubblica che scandisce il tempo lungo dell’opera. I partecipanti percorrono insieme un tratto nel bosco fino a raggiungere l’area dove ha luogo la consegna del manoscritto. L’autore invitato legge un breve passaggio del testo — uno dei pochi momenti in cui l’opera entra in contatto con il presente — prima che il manoscritto venga formalmente affidato alla città di Oslo per la sua custodia. Il pubblico assiste in silenzio, condividendo un’esperienza di sospensione.

Per questo il progetto ha assunto, nel lessico dei future studies3, un rilievo che supera il perimetro dell’arte pubblica: si può leggerlo come una forma di futures engagement, perché obbliga il pubblico a misurarsi con un orizzonte temporale reale ma non esperibile; come speculative design, perché costruisce nel presente un dispositivo pensato per utenti, istituzioni e condizioni materiali future; come archivio del futuro, poiché prepara la possibilità di una memoria ancora a venire.

Scoprire la propria fine

Nel maggio 2023, durante la cerimonia annuale nella foresta di Nordmarka a Oslo, due ricercatrici — Rachel Cranmer e Jenny Liu Zhang — documentano l’evento e postano il video di 65 secondi su TikTok. Da quella registrazione, vista da oltre 600.000 utenti nasce uno studio pubblicato nel 20254 sul Journal of Futures Studies, che analizza le reazioni che l’opera genera online. Le autrici hanno studiato 576 commenti pubblici, utilizzando una combinazione di analisi tematica e causal layered analysis per rispondere a due domande fondamentali: come reagisce il pubblico a un’opera che eccede la durata della vita umana?

Journal of Future Studies

Il Journal of Future Studies è una rivista accademica internazionale, transdisciplinare e peer-reviewed, dedicata all’esplorazione critica dei futuri possibili, probabili e desiderabili. Fondata nel 1996, la rivista funge da ponte tra la ricerca teorica rigorosa e le metodologie applicative dei Futures Studies.

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Il dato più interessante è di natura qualitativa: il pubblico analizzato — prevalentemente giovani donne tra i 18 e i 34 anni, residenti negli Stati Uniti — reagisce in modo fortemente emotivo e riflessivo. Le categorie più frequenti individuate nello studio sono emozioni positive, complesse e consapevolezza della mortalità. In molti casi, il confronto con il progetto innesca una presa di coscienza improvvisa: la realizzazione che quei libri esisteranno, ma che loro non saranno vive per leggerli.

Questa consapevolezza, che nel paper viene definita mortality salience, genera reazioni ambivalenti: stupore, ansia, curiosità, ma anche desiderio di continuità. Come emerge chiaramente dall’analisi: «Sebbene il video non espliciti che gli spettatori non saranno più in vita quando l’opera giungerà a compimento, la Future Library li spinge inevitabilmente a confrontarsi con la propria durata e con la propria mortalità. Molti, ad esempio, si sono messi a fare calcoli per capire quanti anni avrebbero avuto — o quanto a lungo avrebbero dovuto vivere — per poter assistere alla conclusione del progetto». Quasi nessuno tra coloro che oggi conoscono il progetto sarà vivo quando i testi verranno letti. Ma questa frattura può produrre, suggerisce la ricerca, anche una forma di “immortalità simbolica”, una capacità di pensarsi come parte di una continuità più ampia fatta di storie, istituzioni e atti di cura.

La forza dello studio sta proprio qui: le autrici suggeriscono che opere di questo tipo — definite long-running artworks, cioè progetti pensati su scale temporali eccezionalmente lunghe — possono attivare forme iniziali di futures thinking e di futures stewardship, ovvero una presa di responsabilità simbolica verso il futuro. Il fatto che questa dinamica emerga su una piattaforma come TikTok, spesso liquidata come regno dell’attenzione breve, rafforza il risultato della ricerca: anche negli ambienti mediali più accelerati, un’opera costruita sulla lentezza può aprire un varco di riflessione radicale.

Future Library introduce un’altra possibilità: pensare il futuro come patto civile e immaginativo tra vivi e non ancora nati. Ricostruisce le condizioni per cui una società possa ancora credere che valga la pena consegnare parole, materia e fiducia a un secolo che non vedrà.

 

  1. Per approfondire: Takle, M. (2026). Analogue and digital future imaginaries in an accelerated society: Norway’s national library digitalisation programme and the future library artwork. International Journal of Cultural Policy, 1–18. https://doi.org/10.1080/10286632.2026.2645036 ↩︎
  2. Per saperne di più: Journal of Futures Studies. (2025, September 1). The Seeds of Futures Engagement: Oslo’s Future Library and Mortality Awareness on TikTok * Journal of Futures Studies. https://jfsdigital.org/2025-2/vol-30-no-1-september-2025/the-seeds-of-futures-engagement-oslos-future-library-and-mortality-awareness-on-tiktok-2/?utm_source=chatgpt.com ↩︎
  3. I future studies (o futures studies) sono un ambito interdisciplinare che si occupa di analizzare, immaginare e costruire possibili futuri, non per prevederli in modo deterministico, ma per capire scenari alternativi e orientare le decisioni nel presente. ↩︎
  4. Per consultare l’articolo: Journal of Futures Studies. (2025, September 1). The Seeds of Futures Engagement: Oslo’s Future Library and Mortality Awareness on TikTok * Journal of Futures Studies. https://jfsdigital.org/2025-2/vol-30-no-1-september-2025/the-seeds-of-futures-engagement-oslos-future-library-and-mortality-awareness-on-tiktok-2/ ↩︎

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