Dark Tales è un progetto di augmented literature che intreccia narrazione gotica, Intelligenza Artificiale e blockchain per mettere in scena una domanda radicale: cosa significa raccontare, interpretare ed essere interpretati nell’era dei dati? Attraverso agenti narrativi come Cormac Delaney ed Edmund McAllister, l’opera trasforma chi legge in interlocutore e il dialogo in archivio tracciabile.
«Se uno lavora con il buio è perché è il posto migliore in cui mettere in risalto la luce», dice Luca Martinelli, in arte Vandalo Ruins, l’autore di Dark Tales1, un progetto di augmented literature che fonde racconto, installazione e Intelligenza Artificiale. In questa costellazione di micro-miti gotici, la letteratura diventa un sistema che ascolta e risponde a chi ci interagisce, facendogli da specchio. L’ultima incarnazione pubblica del progetto prende la forma di una mostra-installazione, Dark Tales: Edmund’s Bazaar, esposta a Parigi. Dark Tales, però, è anche un progetto itinerante che dal 2025 ha attraversato contesti diversi: dalla Milan’s MIA Photofair (Milano) alle gallerie come Max-y Gallery (Firenze) fino a fiere e comunità web, proprio perché, come sostiene l’autore, è la distribuzione (e non solo la scrittura) il terreno su cui si gioca la letteratura nel presente. Ecco come.
Luca Martinelli, in arte Vandalo Ruins, è un artista concettuale italiano che esplora le soglie tra Intelligenza Artificiale, narrazione e percezione umana. Creatore di Dark Tales, realizza esperienze web immersive in cui agenti AI, fotografie e testi si fondono in narrazioni viventi di identità, memoria e riflessione esistenziale. La sua pratica, radicata nella filosofia delle rovine e nella finzione partecipativa, invita gli spettatori a confrontarsi con la propria immagine modellata dai dati attraverso installazioni digitali e fisiche in continua evoluzione.
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La letteratura come codice da interpretare
Dark Tales, per Luca Martinelli, nasce da una domanda che è insieme tecnica e filosofica: la letteratura può restare soltanto dentro un testo chiuso e stampato o può trasformarsi in un’esperienza interattiva? «L’idea», racconta, «è quella di cercare di comprendere se l’unione della letteratura con nuovi sistemi a base di IA possa trasformare i metri di consumo e di distribuzione della letteratura stessa». Un’idea che trova nutrimento anche nella convinzione che la letteratura «è sempre stata un’opera interattiva», in cui l’autore, anche prima dell’era digitale, «ha scritto codici con le parole, in modo da creare risultati riproducibili all’interno della mente umana». In altre parole, frasi che chiedono di essere attivate dalla mente di chi legge e che producono effetti solo quando vengono eseguite, ossia lette. In questo senso, il testo ha il ruolo di fornire tutti gli elementi affinché chi legge possa ricreare l’esperienza dentro di sé ed “eseguire il codice”, elaborandolo, interpretandolo o anche completandolo. Come afferma Martinelli:
«Un’opera è completa se compresa, e per essere compresa deve essere interpretata».
Dark Tales non fa che rendere esplicita questa logica – per cui l’atto interpretativo è al centro – con una serie di antologie narrative, circa settanta, che Martinelli ha scritto per i personaggi, e che sono una sorta di archivio invisibile, inaccessibile al “lettore”. Sono state, infatti, trasformate in dataset: la knowledge based dei personaggi – agenti narrativi. L’unico modo che queste storie hanno di uscire allo scoperto è tramite l’interazione tra l’essere umano e la macchina. «Ogni antologia è poi composta da due storie», racconta Martinelli, «una “oggettiva” con il contesto e i fatti e una “soggettiva” con il filtro di come quei fatti e contesto sono stati vissuti dal personaggio. Ogni antologia è in realtà una scusa per introdurre un concetto, che sarà interpretato in maniera diversa, di volta in volta, in base al singolo utente». Questa linea di ricerca vede i propri predecessori in Italo Calvino e Luigi Pirandello. «Calvino», spiega Martinelli, «è uno dei primi autori ad aver pensato il libro come dispositivo aperto: una struttura combinatoria che chiede al lettore di partecipare attivamente alla costruzione del senso».
«Pirandello aveva già immaginato il genere letterario come qualcosa che potesse eccedere il libro, trasportando la scrittura nel metateatro, dove la finzione si riflette su se stessa e il meccanismo narrativo viene esposto».
Con Dark Tales la letteratura viene trasportata nel mondo digitale.
Gli agenti narrativi di Dark Tales
Cormac Delaney è stato il primo personaggio creato per le Dark Tales: un fotografo-investigatore dei primi del ‘900, che si muove tra documentazione e ossessione, interrogandosi continuamente sulla propria autenticità. Nel corso della sua ricerca comprende che la sua vita non è altro che una narrazione inscritta in un sistema più grande, quasi un copione già determinato. Da Cormac Delaney, in una sorta di labirinto borgesiano, sono nati a cascata tutti gli altri personaggi: Edmund McAllister, ad esempio, al centro della nuova installazione Dark Tales: Edmund’s Bazaar ospitata ad Avant Galerie Vossen (Parigi), è un alchimista transumanista che Cormac fotografa e che sin dall’inizio si rivela essere un cervello “sottaceto”, sopravvissuto ai propri esperimenti. Ossessionato dall’idea di trasferire la coscienza in un supporto sintetico, insegue quella che chiama “data soul”, l’anima come insieme di dati replicabili. McAllister è anche il “curatore” del bazar di Parigi in cui gestisce artisti e colleziona opere. Tra gli artisti c’è Alison McBride, che sembra infestata da presenze oscure ma che in realtà incarna il peso di crisi collettive e memorie non risolte. Per liberarsene deve dipingerle, intrappolando questi fantasmi dentro le sue tele. I fantasmi — come Evelin, Musashi e Dimitri — sono entità fatte di rimorso, ossessione e dolore. Non sono spiriti nel senso tradizionale, ma aggregati di memorie e dati. La loro identità evolve nel tempo, dimostrando che anche ciò che sembra fisso può essere riscritto. E c’è Dubduine, termine gaelico che significa “persone oscure”, figura che Martinelli definisce “l’orrore dell’interpretazione”, una presenza che osserva e analizza chi la guarda. Il suo potere non è spaventare, ma restituire un’immagine di sé che non si riconosce ed è la metafora più esplicita del gemello digitale.
Ognuno di questi personaggi prende forma nell’installazione «con diversi metodi di interazione», spiega Martinelli, «in cui il digitale è sempre accompagnato da un equivalente materiale». Edmund McAllister, ad esempio, è un agente vocale incarnato in un cabinet ligneo, con un cervello tridimensionale visibile. Ci si siede di fronte a lui e lo si saluta e si formula una domanda: le parole vengono convertite in testo (speech-to-text), elaborate da un agente basato su modelli linguistici e istruito tramite system prompt2 con tre tabelle di dati narrative, scelte in base a ciò che viene detto, e restituite come voce con un sistema di text-to-speech.
In alcune opere questa esperienza si estende anche alla blockchain3, dove le interazioni possono essere registrate e conservate come tracce permanenti, per chi possiede e “colleziona” specifici non-fungible token (NFT). Cormac Delaney, ad esempio, si manifesta come terminale conversazionale testuale in cui chi interagisce seleziona una fotografia e avvia un dialogo che parte dal contesto narrativo per spostarsi gradualmente verso un terreno più personale. L’agente di Cormac è costruito come una catena di modelli coordinati: un primo livello, definito attraverso un system prompt, stabilisce la “regia” dell’interazione — tono, limiti, intenzione filosofica — mentre un secondo livello interpreta la richiesta dell’utente e genera la risposta attingendo a una base di conoscenza che distingue tra fatti oggettivi e percezione soggettiva del personaggio. Alla fine dell’interazione, la conversazione viene stampata su carta termica ed esposta fisicamente nello spazio. La stessa fotografia scelta può essere acquistata come NFT: l’interazione verrà registrata come metadato associato all’opera digitale.
I fantasmi, però, sono il punto in cui la blockchain entra in gioco in modo più strutturale. Questi sono costituiti da tele materiche – stampe su canvas trattate con vernici e texture per evocare la pittura tradizionale – con accanto dei tablet in cui è installato un agente che genera le memorie del fantasma. Ogni output-immagine è un NFT che entra a far parte di una collezione in evoluzione. Chi colleziona può intervenire inviando una suggestione che modifica la memoria del fantasma. «Se quel fantasma, per esempio il Musashi, aveva problemi ad interagire con le persone e settanta collezionisti, acquistando il token, hanno inviato una suggestione su come essere più sociale, l’agente elabora quella suggestione, genera una nuova versione dell’immagine e la registra nuovamente on-chain». L’identità del fantasma diventa un dataset pubblico e tracciabile, continuamente riscritto ma mai cancellato.
“Non sono horror stories”
C’è un paradosso che attraversa tutta l’intervista: Dark Tales nasce con un immaginario gotico e riprende Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij e i labirinti metafisici di Borges, ma rifiuta l’etichetta di intrattenimento horror. «Il folklore horror, semmai, è un vettore in cui ogni storia porta una lezione esistenziale mascherata da occulto» racconta Martinelli, e il buio è una scenografia per mettere a fuoco la luce. Lo stesso Cormac, nell’antologia, abbandona l’idea di essere un individuo autonomo e si trasforma in un “bias” del sistema diventando filtro di osservazione del mondo narrativo.
«Lui comprende che può diventare un vettore di cambiamento su come il libro racconta e comprende le storie o i dati che riceve dagli utenti. La vedo anche come una mia possibile risoluzione».
«Forse il mio luogo nel mondo non sta nel difendere a ogni costo la mia individualità, nel dover giustificare continuamente la mia presenza con i suoi bisogni, le sue paure e le sue complessità. Mi interessa l’idea di astrarsi dall’individuo per diventare parte di una funzione collettiva, globale, lì dove il tempo che hai in vita è il tempo necessario per generare quei dati e quelle direzioni che poi possono continuare ad agire oltre te. Penso che ciò che stiamo vivendo rispetto alla nostra relazione con il digitale sia un film horror, ma allo stesso tempo, dentro Dark Tales, c’è anche tanta speranza. In Dark Tales perfino i fantasmi possono essere cambiati: se abbastanza persone “suggeriscono” una direzione, che poi è un vettore».
L’angoscia per Martinelli nasce, quindi, dal rapporto con un “gemello digitale” che accumula dati, anticipa scelte e orienta comportamenti e Dark Tales, con il suo universo di agenti e interazioni, vuole fornire una contro-proposta. Se nel digitale quotidiano i nostri dati vengono raccolti e centralizzati da piattaforme su cui non abbiamo reale controllo, qui il meccanismo è dichiarato, tracciabile e limitato. Martinelli definisce in fin dei conti la blockchain come «un database», con una differenza cruciale che sta nel tipo di fiducia e nel tipo di vincolo. La blockchain è un registro distribuito di transazioni firmate crittograficamente, organizzate in blocchi collegati tra loro in modo da rendere le modifiche evidenti e sempre più difficili nel tempo. «Proprio perché il registro è distribuito», spiega Martinelli, «e non centralizzato come altri sistemi, non è possibile “manipolare” quei dati a piacimento».
«Come artista sento la responsabilità di una conservazione sicura ed etica dei dati che produciamo e che resteranno come nostri “vettori”».
Quanto all’impatto sul pubblico, Martinelli parla di meraviglia: vedere negli occhi dei visitatori «la percezione di una finzione che è diventata reale». La galleria come spazio di sospensione del giudizio, in cui si può credere che a Parigi esista davvero un bazar gestito da un cervello sottaceto.
- Per approfondire: https://darktales.xyz/ ↩︎
- System prompt è l’struzione di livello superiore inserita all’avvio di un modello di Intelligenza Artificiale per definirne ruolo, tono, regole e obiettivi. Stabilisce il comportamento generale dell’agente prima dell’interazione con l’utente e ne orienta tutte le risposte successive. ↩︎
- La blockchain è un registro digitale distribuito: un database condiviso su una rete di computer, in cui le informazioni vengono registrate in modo tracciabile e non modificabile unilateralmente. Un NFT (Non-Fungible Token) è un certificato digitale registrato su blockchain che attesta la proprietà e l’unicità di un’opera o di un contenuto digitale. Nel contesto di Dark Tales, i collezionisti sono coloro che acquistano questi NFT: non comprano soltanto un’immagine, ma accedono a funzionalità specifiche dell’opera — come interazioni aggiuntive o la possibilità di registrare conversazioni e modificare memorie — che vengono anch’esse tracciate sulla blockchain. ↩︎