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Il progetto LoveAct

Come educare all’affettività nel XXI secolo

Carmen Colabella
una storia scritta da
Carmen Colabella
 
 
Il progetto LoveAct

Quando l’educazione sessuale è assente o frammentata, il silenzio diventa terreno fertile per stereotipi e relazioni diseguali. LoveAct nasce per rispondere a questo vuoto, mettendo al centro le voci di adolescenti, famiglie ed educatori in sette Paesi europei. Attraverso un approccio partecipativo, il progetto affronta temi come consenso, relazioni e benessere emotivo, trasformando domande spesso affidate all’Intelligenza Artificiale in occasioni di dialogo umano e competente.

«A scuola non riceviamo informazioni sul sesso. Impariamo il corpo umano, l’anatomia, le gravidanze. Ma il sesso, la salute sessuale, le relazioni restano fuori dall’aula. È come se fosse un tabù». Lo racconta un adolescente di Cipro nel progetto europeo LoveAct – Living positive and intersectional sexuality education for gender-based violence prevention ma potrebbe dirlo una ragazza o un ragazzo in qualunque Paese europeo. Non è un’eccezione.

Quando il sesso e le relazioni vengono trattati come argomenti imbarazzanti o marginali, anche concetti fondamentali come il consenso, i limiti e il rispetto reciproco faticano a trovare spazio. Il silenzio contribuisce a normalizzare fraintendimenti, stereotipi e dinamiche di potere che si riflettono nelle relazioni quotidiane, già a partire dall’adolescenza. Non sorprende, allora, che secondo la ricerca portata avanti da Eurostat in cooperazione con l’European Institute for Gender Equality (EIGE) e l’EU Fundamental Rights Agency (FRA) del 2024, una donna su tre ha subito violenza nel corso della sua vita, a partire dai quindici anni. In questo scenario, l’educazione sessuale e affettiva emerge sempre più come uno strumento chiave di prevenzione.

LoveAct, coordinato dal centro europeo CESIE ETS e attivo tra il 2023 e il 2025 in sette Paesi europei (Italia, Francia, Grecia, Lituania, Belgio, Cipro e Spagna) nasce da questa necessità, scegliendo di promuovere una CSE (Comprehensive Sexuality Education o CSE) che non è semplice trasmissione di informazioni, ma processo che intreccia più dimensioni e incentiva su ogni piano (sociale, emotivo e corporeo) i valori di rispetto, inclusione, responsabilità e reciprocità.

La Roadmap come pratica artistica partecipata

Il cuore simbolico e metodologico di LoveAct è la Roadmap, pensata come strumento per accompagnare organizzazioni giovanili, scuole, attivistə e operatorə educativi a partire dall’apertura di un dialogo intergenerazionale sull’educazione sessuale e affettiva. Sul sito del CESIE, non a caso, si legge: «How to deconstruct the taboo around sex? By kicking off a conversation about sex and affective education»1. La LoveAct Roadmap risponde a partire dalle Memories e dalle Voices raccolte da adolescenti e adulti– genitori, caregiver, fratelli e sorelle. Le prime sono testi in cui vengono condivise esperienze legate all’educazione sessuale e affettiva, alle relazioni, alle identità, ai tabù, ai bisogni e ai desideri nelle diverse fasi della vita. Le seconde sono invece registrazioni audio nate da interviste semi-strutturate, spesso condotte da adolescenti nei confronti di una persona a loro vicina. Raccolte che funzionano come frammenti di un immaginario affettivo collettivo. Le parole scelte, le immagini evocate, le esitazioni e i silenzi restituiscono una materia viva in grado di dimostrare che, a prescindere dalle differenze socioculturali, sono innumerevoli le somiglianze nel modo in cui costruiamo le relazioni, romantiche e non, e le interpretiamo. La Roadmap si avvicina così a unapratica artistica partecipata e si configura come un archivio narrativo, personale e comunitario allo stesso tempo, che non cerca risposte univoche, bensì apre volontariamente domande con l’obiettivo di creare connessioni e possibilità inedite di riconoscimento.

«È venuta un’infermiera a mostrarci (i metodi contraccettivi), forse in terza media, ma qui a scuola non è un argomento molto confortevole: tutti ridevano, anche se è una cosa del tutto naturale. Ma se ne parlavi in palestra… tutti ridevano perché è un argomento imbarazzante», spiega un’adolescente della Lituania. E poi una madre a sua figlia, in Spagna, spiegava: «Non ti ricordi quando eri piccola (3–4 anni) che non sapevo come spiegarti il consenso e ho iniziato a dirti che c’erano parti del corpo che non potevano essere toccate senza il tuo consenso? E la prima volta che te l’ho spiegato, dato che eri molto piccola, ti ho detto: “il sedere non si può toccare, nessuno può toccarti il sedere a meno che tu non voglia…”, e tu mi hai guardata con una faccia tipo “ma che mi stai dicendo?”. La volta dopo ho iniziato ad aggiungere altre parti del corpo per mascherare un po’ la cosa… poi ho detto “il sedere e i piedi”. Quella è stata quindi la prima fase del consenso, così che tu potessi prendere decisioni su chi poteva toccarti e quali parti del corpo».

Non è un caso che ogni modulo formativo della guida digitale sull’educazione sessuale e affettiva si apra con una delle Memories o Voices raccolte, radicando i contenuti teorici nell’esperienza vissuta. Questo perché la Roadmap vuole creare le condizioni perché la conversazione possa iniziare.

Da Palermo ad Atene, un progetto che unisce dal basso

A Palermo, dove CESIE lavora da anni sull’educazione sessuale e affettiva, LoveAct si inserisce in una traiettoria già esistente di collaborazione con scuole, associazioni e comunità educanti. Non si tratta di “portare” un modello nei contesti locali, ma di farlo emergere attraverso il confronto con chi quei contesti li abita ogni giorno. L’approccio è esplicitamente partecipativo. Giovani, educatori, genitori e operatori sono co-costruttori di strumenti e linguaggi. Come racconta Cloé Saint Nom, co-coordinatrice con Rūta Grigaliūnaitė dell’unità Diritti e Giustizia del CESIE:

«Da tanti anni, almeno dal 2019 e se non prima, facciamo educazione sessuale ed affettiva, parliamo di relazioni sane e benessere psicologico con un approccio dal basso. Questo significa costruire con i giovani e non per i giovani».

Cloé Saint-Nom

Cloé Saint-Nom è coordinatrice della rete SexSense e dell’Unità Diritti e Giustizia CESIE ETS e conta con tre specializzazioni in sviluppo, studi di genere ed educazione sessuale ed affettiva. Lavora da oltre 15 anni nella promozione dell’uguaglianza di genere, nel rispetto della diversità, e nel contrasto alla violenza di genere e sui minori in Europa ed America Latina. Cloé è stata relatrice in diverse conferenze internazionali ed è coautrice di 5 pubblicazioni scientifiche nel campo della giustizia, dell’educazione sessuale ed affettiva, della protezione dei minori e della prevenzione dell’incitamento all’odio.

Cloé aggiunge: «Tutto quello che voi vedete non è un lavoro fatto dall’alto, ma è una cosa fatta con e per i giovani, che per noi è super importante». Questo metodo – dichiaratamente bottom-up – ha permesso di evitare soluzioni e risposte calate dall’alto, privilegiando invece un dialogo costante tra generazioni, professionalità e vissuti diversi.È proprio dal confronto con gli e le adolescenti che emergono bisogni e priorità spesso assenti dal dibattito pubblico, superando l’idea che i e le giovani siano solo destinatari passivi di interventi educativi.

Foto delle attività di gruppo condotte dal CESIE con le persone giovani. Tutti i diritti riservati. Riprodotte con il consenso dell’autore.
Rūta Grigaliūnaitė

Rūta Grigaliūnaitė è Project Manager presso CESIE ETS e coordinatrice della rete SexSense, con oltre 10 anni di esperienza nel promuovere educazione sessuale ed affettiva, prevenzione della violenza, tematiche di genere e società più inclusive. Ha collaborato con ONG in Europa e nel mondo (Italia, Portogallo, Lituania, Georgia, Cambogia, Brasile), gestendo progetti complessi sia sul piano tecnico sia amministrativo. È stata coordinatrice del progetto LoveAct e oggi guida il progetto Bottom-Up Talks, contribuendo a creare spazi più sicuri e inclusivi per le persone giovani e comunità. Rūta è inoltre Child Protection e Gender and Diversity Officer presso CESIE ETS.

Queste stesse lacune e urgenze emergono anche in altri contesti europei. In Grecia, ad esempio, tanto il feedback dell3 educator3 quanto il Manifesto greco per l’Educazione Sessuale e Affettiva, sviluppato all’interno del progetto, «collega esplicitamente la necessità di un’educazione sessuale inclusiva a recenti episodi allarmanti e all’esperienza sul campo dei professionisti, osservando che studenti anche alla fine dell’adolescenza possono non essere consapevoli di concetti fondamentali come il consenso e le forme di molestia sessuale», racconta Thanos Theofilopoulos di Symplexis.

Ancora oggi «nel mio paese la situazione attuale può essere descritta come disomogenea, frammentata e spesso non sufficientemente completa, con chiari segnali che molti adolescenti arrivano alla tarda adolescenza senza aver acquisito concetti di base e di protezione legati alle relazioni sane e alla prevenzione della violenza di genere».

Thanos Theofilopoulos

Thanos Theofilopoulos è un sociologo specializzato in uguaglianza di genere, prevenzione della violenza di genere, diritti LGBTQI+, lotta alla discriminazione e prevenzione dei crimini d’odio e dell’estremismo. Ha una vasta esperienza nella gestione e nella realizzazione di progetti di ricerca in questi campi, in collaborazione con università e organizzazioni della società civile. Lavora presso il Centro di ricerca per la parità di genere (KETHI) come supervisore scientifico delle strutture nazionali di sostegno alle vittime di violenza di genere e come ricercatore presso l’ONG Symplexis su progetti finanziati dall’UE.

«Queste lacune», aggiunge, «incidono sul benessere dei giovani in modi prevedibili (e imprevenibili)». Condividere metodologie, dati e strumenti a livello europeo ha permesso di superare l’isolamento delle singole iniziative e di costruire una maggiore legittimità pubblica per l’educazione sessuale e affettiva in quanto responsabilità condivisa tra scuole, famiglie e comunità. «In breve: la dimensione europea moltiplica apprendimento, legittimità e portata, consentendo al contempo di mettere in primo piano le esigenze specifiche della Grecia (lingua, percorsi istituzionali, partenariati locali)».

Adolescenza, affettività e Intelligenza Artificiale

Il dato che il progetto LoveAct ha rilevato con maggiore evidenza riguarda l’urgenza con la quale gli e le adolescenti cercano risposte alle proprie domande su emozioni, relazioni e scelte di vita. A fotografare questa tendenza è anche un sondaggio inedito citato nella XVI edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio di Save the Children2, secondo cui il 41,8% dei ragazzi e delle ragazze tra i 15 e i 19 anni si è rivolto a strumenti di Intelligenza Artificiale come supporto emotivo nei momenti di tristezza, solitudine o ansia. Oltre il 42% li ha utilizzati per chiedere consigli su relazioni, sentimenti, scuola o lavoro. Quasi un ragazzo o una ragazza su tre usa l’Intelligenza Artificiale quotidianamente o quasi. Come sottolineano le partner di LoveAct:

«Questi numeri non parlano solo di tecnologia, ma di assenza di spazi sicuri e non giudicanti nel mondo adulto».

Se da un lato l’Intelligenza Artificiale offre agli e alle adolescenti un accesso immediato, anonimo e privo di vergogna a informazioni e consigli, dall’altro espone a rischi evidenti: disinformazione, bias, normalizzazione di stereotipi e problemi di privacy. Ma soprattutto, racconta un’urgenza: quella di trovare risposte a domande intime, spesso non accolte altrove. Le stesse domande che emergono con forza nel lavoro di LoveAct e che parlano di corpo, desiderio, limiti, relazioni, identità.

«Si può essere innamorati di due persone allo stesso tempo?», «La masturbazione può causare problemi di salute?», «Ingerire lo sperma può essere dannoso?», «Come faccio a capire se sono pronto o pronta a fare sesso?», «È appropriato chiedere a una persona con disabilità cosa le piace a letto?». Queste sono quelle che oggi si trovano spazio nella piattaforma-archivio The Gender Talk, nella sezione F#%Q Book: «Lo chiamiamo così perché è uno spazio in cui i e le adolescenti possono fare domande e cercare risposte», spiegano le partner del progetto. «Le raccogliamo durante le iniziative, in contesti diversi e in più Paesi, e aggiorniamo costantemente la sezione con contenuti verificati e risposte elaborate da professionistə». Come sostengono i partner di LoveAct, infatti, l’Intelligenza Artificiale può essere un supporto informativo, ma non può sostituire una CSE basata su relazioni reali, adulti formati e responsabilità collettiva, dialogo tra corpi, memorie e voci.

«Continueremo a lavorare con e per i giovani, attraverso iniziative come i Bottom-up Talks e gli sportelli nelle scuole, per affrontare temi come consenso, limiti e benessere mentale», racconta Rūta del CESIE. Perché l’eredità di LoveAct si misura sì nei prodotti realizzati — guide digitali, manifesti nazionali, Sex-Ed Councils attivi in diversi Paesi — ma soprattutto nei processi avviati: reti transnazionali, pratiche replicabili e spazi di dialogo che continuano oltre la durata del finanziamento.

 

  1. CESIE. (2024, 14 Maggio). Avviare una conversazione sulla Sex-Ed: la roadmap di LoveAct per la raccolta di memorie e voci. CESIE. https://cesie.org/giustizia/loveact-conversazione-sexed-memorie-voci/ ↩︎
  2. Save the Children. (2025, 14 Novembre). Il 41,8% degli adolescenti si è rivolto all’Intelligenza Artificiale per chiedere aiuto quando era triste, solo/a o ansioso/a. Save the Children. https://www.savethechildren.it/press/il-418-degli-adolescenti-si-e-rivolto-ailintelligenza-artificiale-chiedere-aiuto-quando-era ↩︎

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