Nel solo danza teatro Someone Like Me le interviste con i residenti di Kharkiv (Ucraina orientale) assediata si trasformano in una mappa corporea della resistenza: il corpo come archivio politico, il teatro come atto di sopravvivenza collettiva grazie all’artista e regista Nina Khyzhna, che porta sul palco la guerra.
Nina Khyzhna entra in scena e il suo corpo diventa archivio. Ogni gesto racconta Kharkiv (Ucraina orientale) sotto assedio, ogni movimento traduce l’indicibile: la vita a venti minuti d’auto dal fronte, dove il teatro si fa nei rifugi e gli allarmi antiaerei scandiscono le prove. Someone Like Me1 è danza-teatro che nasce dalle interviste con chi resta – soldati, volontari, bambini, anziani – e trasforma il trauma collettivo in poesia scenica. Non per spettacolarizzare l’orrore, ma per dare voce a chi vive “troppo vicino al terreno” per essere ascoltato.
Nina Khyzhna è una regista teatrale, performer, attrice e coreografa ucraina, nata e formatasi a Kharkiv. Ha studiato recitazione teatrale e cinematografica presso l’Università Nazionale delle Arti Kotlyarevsky di Kharkiv e ha collaborato con teatri europei in Polonia, Slovacchia e Austria. Co-fondatrice del Nafta Theatre, teatro indipendente alternativo fondato nel 2018 a Kharkiv, si concentra su temi come identità, memoria, corpo politico, guerra e resilienza, attraverso performance sperimentali, post-documentarie e danza-teatro. Dopo l’invasione russa su larga scala del 2022, ha vissuto un periodo di esilio artistico, ma è tornata a Kharkiv nel 2023 per riaprire il teatro, dichiarando che “la vita altrove era priva di senso”. È nota soprattutto per il solo performativo-fisico “Someone Like Me” (debuttato nel 2024) con cui esplora il trauma corporeo della guerra attraverso il movimento e la danza.
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Khyzhna è attrice, regista e co-fondatrice del teatro Nafta di Kharkiv2. Quando la Russia ha invaso l’Ucraina nel 2022, parte del team si è dispersa: alcuni hanno evacuato la zona, altri si sono arruolati, altri ancora hanno organizzato soccorsi. Lei ha scelto di tornare, dopo un anno di esilio artistico tra Polonia e Austria. «Tornare a casa è stato meraviglioso e terribile insieme», racconta. Tornata a Kharkiv nel 2023, Khyzhna riapre il Nafta con sole quattro persone delle quaranta pre-invasione. Oggi il team è cresciuto e sono di nuovo una ventina. Fanno teatro documentario, performance site-specific e spettacoli che mescolano movimento e testimonianza.
Someone Like Me, lo spettacolo itinerante debuttato a Kharkiv nel 2024, è il loro grido più intimo: una mappa corporea della città assediata.
Kharkiv, la città che non dorme
Kharkiv è la seconda città ucraina, a cinquanta chilometri dal confine russo. Dal febbraio 2022 è sotto bombardamento costante. Il quartiere di Saltivka3, dove è cresciuto il co-direttore del Nafta Ertan Vucek , è stato raso al suolo. Le statistiche sono fredde: migliaia di morti, intere zone evacuate, infrastrutture distrutte. Ma Khyzhna cerca altro:
«La guerra non è un tema per noi, è parte del nostro corpo. Non possiamo separare le due cose».
Fare teatro qui significa sfidarsi ogni sera. «Durante la première avevamo soldati in platea», ricorda. «Abbiamo dovuto scegliere: luci soffuse, bianco e nero, niente effetti stroboscopici che potessero innescare traumi. Ma le persone hanno bisogno di cultura, anche – soprattutto – qui». Sul palco compare una scena presa dai gruppi Telegram di emergenza, quelli dove i residenti si avvisano dei raid aerei in tempo reale. «Le persone scrivono nei corridoi mentre corrono al rifugio. Non c’è tempo per andare nel seminterrato. Questa scena non potevamo mostrarla ai bambini, così abbiamo messo un limite d’età».
Il teatro diventa spazio di resistenza silenziosa, dove il caffè ha un sapore più intenso «Perché non sai se domani lo berrai ancora».
Il valore del fare arte in guerra non è ovvio, nemmeno per chi la fa. «C’è chi dice: state vivendo un trauma, non potete creare. Come se fossimo troppo vicini, troppo coinvolti per avere voce». Khyzhna respinge questa infantilizzazione.
«Se non scriviamo noi la nostra storia, qualcun altro lo farà per noi. I russi hanno già fatto performance su questa guerra. Noi dobbiamo trovare il nostro linguaggio, ora».
Il corpo politico: danzare il trauma
Someone Like Me nasce da mesi di interviste. Khyzhna ha parlato con soldati feriti, con bambini che giocano a civili-e-cecchini, con anziani che ricordano la grande carestia degli anni Trenta. «Prima di iniziare ho consultato uno psicologo: come parlo con chi ha perso pezzi del proprio corpo?». La risposta è stata semplice: «Chiedi. Non mettere etichette. Un soldato è prima di tutto una persona. Puoi sempre dire: spiegami, non ho mai vissuto questa esperienza».
Il materiale raccolto è un collage di voci dissonanti unite dal terrore. La drammaturga Lyuba Ilnytska4 ha strutturato il materiale in una linea narrativa fittizia – quella di una creatura disincarnata che viaggia attraverso materia organica, assorbendo resilienza e traumi. «Non vogliamo ridestare i traumi del pubblico né renderlo complice passivo. Il teatro può parlare per metafore, su un livello gestuale che significa più di mille parole». Qui entra in gioco la fisicità di Khyzhna, plasmata dal coreografo Anatolii Sachivko, ora arruolato nell’esercito ucraino, e che prima è stato in grado di trasformare le mappe geografiche di Kharkiv in partiture di movimento e i ritratti di persone reali in ispirazione cinetica.
«Mi ha mostrato ritratti di persone con cui aveva lavorato durante l’addestramento fisico. Quando dovevo interpretare un soldato, ero difensiva, eroica. Lui mi ha fermata: “Aspetta, è la mia casa”. Allora tutto è cambiato». Il movimento non cerca la bellezza formale, ma la verità nascosta: il tremore nervoso di chi vive in allerta, la furia muscolare di chi combatte, la rigidità di chi deve restare immobile per dodici ore in posizione di vedetta.
Il corpo diventa politico per necessità. «Quando vivi sotto le bombe, il tuo corpo integra tecnologie di sopravvivenza: protesi, app di emergenza, rifugi improvvisati. Diventi un cyborg», spiega Khyzhna, citando Donna Haraway. In una delle loro performance precedenti, Unnamed, non a caso, sempre il Nafta ha esplorato questa logica cyborg: corpi che si fondono con la terra devastata, diventando risorse, armi e scudi, proteggendo il mondo dall’orrore. «Ma perdiamo soggettività», spiega. «Siamo troppo vicini al suolo per prendere decisioni, così qualcuno le prende per noi».
Someone Like Me è anche un atto di ecofeminismo implicito. «Ogni razzo inquina l’ecosistema: sostanze chimiche entrano nel terreno, nell’acqua e in noi. L’Ucraina è conosciuta come “il granaio d’Europa” – una benedizione e una maledizione. Tutti vogliono questa terra fertile. Noi diventiamo risorse, non soggetti». Il parallelismo è chiaro: la terra sfruttata, il corpo femminile colonizzato, il popolo ucraino ridotto a scacchiera geopolitica.
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Fare teatro: la resistenza è collettiva
Fare teatro a Kharkiv non è solo un gesto artistico, è un atto politico. «Il movimento è una necessità per l’essere umano», recita lo spettacolo. E il teatro è movimento: fisico, emotivo, sociale.
«Quando performiamo, creiamo uno spazio dove il trauma può essere vissuto passo dopo passo, integrato e trasformato in memoria collettiva».
La musica di Nik Akorn scatta e cigola, gli spettatori respirano insieme nel buio, Khyzhna traccia le strade di Kharkiv con i piedi. «Questo ci aiuta a restare vivi e a prenderci cura della nostra parte vulnerabile».
La tecnologia gioca un ruolo cruciale. Non solo nelle chat Telegram che salvano vite, ma anche nel modo in cui il Nafta documenta e condivide il proprio lavoro. «Abbiamo viaggiato in Italia, Germania, Austria. Non cambiamo nulla dello spettacolo: alcune parti restano in ucraino perché vogliamo che la lingua sia sentita. È molto emozionante». All’estero, però, Khyzhna si scontra con un paradosso: «Le persone sono preoccupate. Non è facile vendere progetti sulla guerra. Dobbiamo trovare modi per dare volume e profondità alle storie, affinché le persone continuino a leggere, a guardare e a sentire».
Qui il teatro mostra la sua forza unica.
«I media trasmettono informazioni: notizie, interviste, documentari. Il teatro invita a qualcosa di più vitale. Accede al subconscio, parla per metafore, per gesti».
«È impossibile trasmettere l’esperienza della guerra – nessuno ne ha bisogno. Ma il teatro può far sentire la vicinanza alla morte e, paradossalmente, il desiderio feroce di vivere».
La comunità del Nafta è un microcosmo di resilienza. Il direttore Artem Vusyk ha fondato un teatro per artisti sfollati a Leopoli prima di tornare a Kharkiv. Gli attori Dimitro Tretiak e Yaroslav Kuchelov si sono arruolati. La regista Tatjana Holubova ha organizzato l’associazione di volontariato “Cultural Shock”. «Eravamo in quaranta prima dell’invasione. Siamo tornati in quattro. Ora siamo venti». Ogni spettacolo è un miracolo logistico: prove interrotte dagli allarmi, tournée all’estero per finanziarsi, collaborazioni con soldati in licenza. «L’ultimo nostro lavoro, The Garden, era sulla cura e il linguaggio dei segni».
«È ciò di cui abbiamo bisogno ora: imparare a prenderci cura di noi stessi, degli altri, del paese e dei nostri giardini. L’idea del giardino ci dà la convinzione che avremo un domani».
Un futuro da coltivare
Khyzhna conclude con un’immagine: «Forse non vedremo i nostri alberi fiorire. Ma sappiamo che i nostri figli li vedranno. Questo paese sarà libero». È una speranza radicale, quella del teatro Nafta. Non ingenua: nessuno dimentica i corpi smembrati, le notti insonni, il lutto infinito. Ma testarda.
Someone Like Me non è uno spettacolo sulla guerra. È uno spettacolo su chi resta umano nonostante la guerra. Su chi corre al rifugio e poi torna in scena. Su chi perde una gamba e riprende a ballare. Su chi, intervistato per la prima volta con la protesi nuova, dice: «C’è il sole oggi, è bellissimo e voglio uscire». E su un’attrice che, ascoltando quella frase, pensa: «Voglio imparare qualcosa da te». Il corpo di Khyzhna continua a muoversi, preciso e spezzato, mappando Kharkiv fino all’ultima via. La colonna sonora scricchiola. Le voci si sovrappongono: un bambino, un anziano, una madre, un soldato. Tutti dicono la stessa cosa, senza dirla: siamo ancora qui.
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- Someone Like Me ha girato festival internazionali (Santarcangelo, SPRING Utrecht, Edinburgh Fringe 2025), portando la voce della frontline ucraina nel mondo. https://nafta.theater/en/home/projects/plays/khtos-taki-yak-ya ↩︎
- Scopri di più sul sito ufficiale di Nafta Theatre https://nafta.theater/en ↩︎
- Il quartiere Saltivka Meduza. (2025, October 24). Saltivka will never get back what it lost. Meduza. https://meduza.io/amp/en/feature/2025/10/24/saltivka-will-never-get-back-what-it-lost ↩︎
- La visione della drammaturga Lyuba Ilnytska: Vonnák, D. (2024, February 14). Can we laugh? on the ground with Ukrainian artists. New Lines Magazine. https://newlinesmag.com/reportage/can-we-laugh-on-the-ground-with-ukrainian-artists/ ↩︎