Il Museo Nazionale del Risorgimento di Torino è il primo museo italiano a dotarsi di un Manifesto dedicato all’uso consapevole dell’Intelligenza Artificiale. Nato da un percorso di formazione e co-scrittura che ha coinvolto professionalità e sensibilità differenti, il documento riafferma l’identità e la funzione pubblica dell’istituzione: essere un polo per la cittadinanza attiva e rendere il patrimonio più accessibile senza rinunciare alla verifica delle fonti, alla pluralità delle interpretazioni e alle competenze umane.
Nei musei, l’Intelligenza Artificiale viene sempre più sperimentata per migliorare l’accessibilità delle collezioni, facilitare la ricerca negli archivi e sviluppare nuove forme di mediazione culturale. Allo stesso tempo, crescono le domande su come adottare queste tecnologie senza compromettere il ruolo pubblico delle istituzioni culturali, l’autorevolezza delle fonti e la trasparenza dei processi – come emerge dalla ricerca AI Compass for Cultural Heritage, dedicata a esplorare le opportunità e le implicazioni dell’Intelligenza Artificiale per il patrimonio culturale. È in questo scenario che si inserisce il Manifesto per l’uso consapevole dell’Intelligenza Artificiale, sviluppato dal Museo Nazionale del Risorgimento Italiano nell’ambito del bando TAP della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali. Il percorso è stato progettato e facilitato da Sineglossa, centro di ricerca e produzione culturale che accompagna istituzioni culturali, organizzazioni e professionistɜ nell’esplorare le opportunità e le implicazioni dell’Intelligenza Artificiale, costruendo cornici condivise entro cui sperimentarne l’uso a partire dall’identità di ciascuna istituzione. Il documento conclude un percorso formativo sull’uso etico dell’IA che ha coinvolto trasversalmente il personale del museo: archivisti, bibliotecarie, comunicatori, curatrici, amministrazione, logistica, design e marketing. È il primo museo italiano a dotarsi di un documento di indirizzo specificamente dedicato all’Intelligenza Artificiale e la sua necessità è maturata progressivamente durante il percorso formativo, quando il confronto sulle possibili applicazioni della tecnologia ha fatto emergere domande sull’identità, sulle responsabilità e sulla funzione pubblica dell’istituzione culturale.
«Ci siamo resi conto che l’Intelligenza Artificiale generativa nei prossimi anni toccherà moltissime dimensioni organizzative e funzionali del museo. Avevamo quindi bisogno di chiarire il nostro orientamento valoriale, sia all’interno sia verso l’esterno, e di tradurlo in comportamenti concreti», racconta Alessandro Bollo, direttore del museo.
Alessandro Bollo
Direttore del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, vanta un percorso ventennale nella gestione e nella progettazione culturale. Docente all’Università Cattolica di Milano, ha guidato importanti progetti internazionali per la Commissione Europea e co-firmato il Global Handbook for Measuring Cultural Participation dell’UNESCO. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche ed è co-autore del Global Handbook for Measuring Cultural Participation dell’UNESCO. Dal 2017 fa parte del Comitato Tecnico Scientifico di Biennale Democrazia e della rivista “Economia della Cultura” del Mulino, dove contribuisce con approfondimenti sul futuro delle politiche culturali.
Il processo di co-scrittura
Il processo di co-scrittura del Manifesto etico sull’Intelligenza Artificiale è partito dal Codice etico già adottato dal Museo Nazionale del Risorgimento: un documento interno che il gruppo ha ripreso in mano per riconoscere quali valori appartenessero già all’istituzione e capire come potessero essere tradotti davanti alle trasformazioni introdotte dall’IA. A guidare il percorso è stata, per Sineglossa, Gaia Tedone, curatrice e ricercatrice attiva nell’ambito dell’alfabetizzazione critica dell’IA, coinvolta prima in due incontri di formazione, dedicati agli strumenti disponibili, ai possibili casi d’uso e alle applicazioni dell’IA per archivi, collezioni e patrimonio culturale, e poi nel workshop conclusivo. Intorno al tavolo sedevano circa otto persone provenienti da diversi settori del museo: «C’era chi guardava all’Intelligenza Artificiale con entusiasmo e chi manteneva una posizione più prudente, se non apertamente reticente», racconta Tedone. «Proprio questa differenza ha reso utile il confronto perché pur partendo da sensibilità diverse, si è creato un interesse comune intorno alla necessità di stabilire delle linee guida, per evitare che ciascuno utilizzasse questi strumenti senza una cornice condivisa».
Il Codice etico è stato stampato, distribuito e letto collettivamente; da quella lettura sono state estratte parole chiave, successivamente accostate per affinità con le tematiche emerse negli incontri di formazione e organizzate in cluster.
«Riprendere il Codice etico è stato importante anche perché molte persone non lo consultavano da tempo. Ci ha permesso di partire da qualcosa che appartenesse già al museo, alla sua identità e alla deontologia delle persone che vi lavorano».
Gaia Tedone
Ricercatrice, curatrice e umanista digitale. Esplora l’impatto dell’IA sui processi di co-creazione e co-curatela, sia all’interno che al di fuori dei confini dell’arte. Insegna presso l’Università Cattolica, la Scuola Politecnica di Design e lo IED di Milano e svolge attività di formazione sull’IA generativa in ambito scolastico. È co-autrice con Marialaura Ghidini di La natura ibrida della curatela digitale: dal web all’IA (Mimesis, 2026). Per Sineglossa, ha coordinato il programma didattico dell’academy GENERATIVA. Il suo ultimo progetto, The Humanist at The Tech Table, esplora l’intersezione tra cibo, IA e linguaggio.
«Abbiamo individuato le parole che emergevano dal testo e dalle discussioni precedenti, le abbiamo messe in relazione e, gradualmente, abbiamo costruito l’architettura del Manifesto». A offrire termini di confronto sono stati anche documenti prodotti in altri settori: tra quelli ricordati da Tedone figurano il Manifesto dell’Orientamento Generativo di Asnor, nato a sua volta da un processo corale; il Manifesto della comunicazione non ostile per e con l’IA, promosso da Parole O_Stili; il Manifesto umanista per un cinema in intelligenza artificiale del collettivo Hariel; e le risorse dedicate alla Responsible AI di All Tech Is Human.
I concetti sono stati inseriti in una piattaforma online (Padlet) per la condivisione e rielaborati fino a raggiungere una formulazione che trovasse tutti d’accordo. «È stato un processo organico, in cui la stesura di un principio portava a modificare il precedente e a mettere le basi per il successivo», racconta Tedone. «Il testo conclusivo è stato infine letto ad alta voce. Collettivamente abbiamo deciso di utilizzare l’Intelligenza Artificiale esclusivamente nell’ultimo passaggio per avere un feedback sul manifesto elaborato». L’intero processo è stato un esercizio di riconoscimento reciproco, capace di far emergere responsabilità comuni. Non a caso sempre Tedone afferma:
«Il valore del Manifesto sta proprio nell’avere portato le persone a interrogarsi insieme sul ruolo del museo, sulla forza delle loro competenze e sui limiti entro cui sperimentare nuovi linguaggi. Un’attività di team-building che alla fine ha portato tutte le persone coinvolte a sentirsi rappresentate».
Le parole che servono al museo
“Centralità umana e spirito critico”, “Tutela del patrimonio”, “Deontologia professionale”, “Formazione continua”, “Innovazione nei linguaggi e nella comunicazione”: i principi del Manifesto spostano l’attenzione dall’Intelligenza Artificiale alle persone che lo impiegano, alle competenze necessarie per governarla e alle conseguenze che può produrre. «Il percorso sull’IA si inserisce in una trasformazione più ampia del Museo del Risorgimento, che comprende il nuovo sito, il CRM, i sistemi di catalogazione, la comunicazione social e una rielaborazione complessiva del suo immaginario visivo», spiega Bollo, che ha partecipato alla stesura del Manifesto e che, non a caso, sceglie la parola «responsabilità, per rappresentare il futuro dell’istituzione. Per un museo essere responsabili significa prestare attenzione alla validazione di ciò che si dice, al controllo delle fonti e alla riconoscibilità della voce istituzionale». Una responsabilità che comincia, quindi, dall’individuare una gerarchia precisa: prima vengono le persone, le fonti e la funzione pubblica del museo; soltanto dopo arrivano gli strumenti. Bollo lo ribadisce anche quando afferma:
«Un altro principio del Manifesto che mi piace ricordare è l’ultimo: l’IA come scelta. Al centro rimangono le persone che lavorano nel museo, la loro esperienza diretta e le competenze costruite nel tempo. L’Intelligenza Artificiale può essere uno strumento utile, sì, ma non deve diventare un obbligo».
«Occorre garantire, anche in questa fase di transizione, la possibilità di continuare a lavorare senza utilizzarla necessariamente e senza per questo sentirsi inadeguate o esclusi».
Con il principio di “Trasparenza e Privacy”, il manifesto lascia, poi, emergere che l’autorevolezza di un’istituzione culturale dipende dalla possibilità di ricostruire il processo con cui un contenuto è stato prodotto, distinguendo il contributo dello strumento dal lavoro scientifico, curatoriale ed educativo. Non solo, «La parola trasparenza si lega a doppio filo anche con la responsabilità, evitando che una sola fonte o interpretazione venga mostrata come definitiva. Un museo non dovrebbe mai presentarsi come il luogo in cui esiste una sola risposta, pronunciata da un’autorità» spiega Bollo. «Possono esistere molti punti di vista che entrano in contraddizione o che cercano una mediazione».
«I musei devono continuare a essere palestre della complessità, spazi nei quali le persone possano confrontarsi con questa pluralità, sia internamente che nelle attività rivolte all’esterno. Essere, cioè, l’antitesi dell’“effetto oracolo”. La tecnologia può aiutare ad ampliare questa funzione».
Ti consigliamo di leggere
Il Manifesto resta comunque un punto di inizio della riflessione sull’uso dell’IA. Bollo parla di «tagliandi interni», ossia di momenti nei quali lo staff tornerà sul documento per verificare se i principi sono stati effettivamente tradotti nei comportamenti organizzativi e di divulgazione, quali difficoltà siano emerse e quali indicazioni debbano essere modificate.
Dalla teoria all’azione
I principi scritti nel Manifesto stanno trovando una prima ricaduta in alcune attività che mirano a rafforzare il museo come polo di cittadinanza attiva da un lato attraverso la cultura dei dati e dall’altro attraverso un miglioramento dell’accessibilità museale.
Sul versante dell’accessibilità, con il progetto Risorgimento 2.0, sostenuto dal bando SWITCH della Fondazione Compagnia di San Paolo, il museo sta lavorando all’integrazione dell’IA nei sistemi di catalogazione e ricerca. «Oggi, per interrogare un archivio», spiega Alessandro Bollo, «è necessario utilizzare categorie e parole chiave precise: “Garibaldi,” “Mazzini”, “donne”, “libertà”, “Statuto”. Si tratta di una modalità efficace soprattutto per chi conosce già il patrimonio e il lessico con cui è stato organizzato. Il progetto prevede invece l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale sia nel back end, a supporto del lavoro interno, sia nel front end, cioè nell’interfaccia utilizzata dal pubblico. L’aspetto più interessante sarà la possibilità di formulare ricerche descrittive: si potrà spiegare ciò che si sta cercando attraverso il linguaggio naturale. Può sembrare un cambiamento marginale, ma dal punto di vista dell’euristica e della qualità dei risultati potrebbe trasformare profondamente il modo di interrogare un archivio. Ne beneficeranno i ricercatori, ma soprattutto le persone che arrivano dall’esterno e non possiedono già le categorie specialistiche del museo. È qui che la ricerca diventa anche una questione di accessibilità». La stessa attenzione guida la sperimentazione sulle smart label, condotta insieme all’Università di Torino. Pannelli e audioguide potrebbero modulare il linguaggio e il grado di approfondimento in relazione alle esigenze di chi li consulta.
Sul terreno della data literacy, Bollo osserva che «Possiamo beneficiare dell’Intelligenza Artificiale senza essere necessariamente in grado di sviluppare direttamente questi sistemi. Attraverso le attività didattiche possiamo ragionare sulla data literacy e aiutare ragazze e ragazzi a capire che, per svolgere una ricerca scientificamente attendibile, non basta prendere TikTok come fonte». L’esempio portato sul tavolo è La nostra proposta di legge, progetto educativo ideato con la Fondazione TRG per le scuole superiori. All’interno dello storico Parlamento Subalpino, gli e le studenti formulano vere e proprie proposte legislative utilizzando l’IA sia come supporto alla stesura dei testi, sia come oggetto stesso di dibattito e regolamentazione. L’iniziativa si inserisce nella cornice del Network dei Musei dei Futuri, promosso da ICOM Italia e ASviS, con l’obiettivo di allenare le comunità a immaginare scenari possibili e ad acquisire consapevolezza critica sulle tecnologie emergenti.
«Molti aspetti del pensiero risorgimentale conservano ancora oggi una forte attualità», conclude Bollo.
«Il Risorgimento coincise con il percorso di unificazione e indipendenza dell’Italia e procedette insieme a un più ampio processo di emancipazione e conquista dei diritti. L’Ottocento fu anche un laboratorio politico, nel quale si sperimentarono le prime forme di partecipazione democratica e si affermarono libertà fondamentali, come quelle di stampa, informazione ed espressione».
«Se oggi torniamo a discutere di questi stessi diritti, declinandoli alla luce delle sfide contemporanee, riprendiamo questioni che proprio nell’Ottocento conobbero alcuni dei loro passaggi decisivi».