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La voce di Victoire Mbai

Una IA dal Congo per animare il dibattito pubblico

Marta Abbà
una storia scritta da
Marta Abbà
 
 
La voce di Victoire Mbai

Un esperimento di Intelligenza Artificiale applicata al dibattito politico in Congo-Brazzaville che indaga come nuove forme di narrazione digitale possano influenzare la partecipazione giovanile, la rappresentazione femminile e lo spazio pubblico contemporaneo.

Victoire Mbai ha un volto generato artificialmente, una biografia costruita a tavolino e una presenza costante sui social. È una voce sintetica progettata per inserirsi nel dibattito politico del Congo-Brazzaville, in un momento elettorale delicato e in un contesto in cui la partecipazione giovanile e femminile resta marginale. Dietro questo esperimento c’è Olayinka Asaolu, Programme Assistant presso Africa Strategy, che ha seguito lo sviluppo del progetto insieme a un gruppo di giovani della Gen Z: «L’idea è nata osservando il contesto elettorale in Camerun e poi quello in Congo-Brazzaville», racconta Asaolu. «Ci siamo resi conto che i giovani, soprattutto le donne, erano praticamente assenti dal dibattito pubblico e ci siamo chiesti, allora, come si potesse rendere la partecipazione politica qualcosa di reale per chi oggi non ha uno spazio per esprimerla».

Victoire Mbai è, quindi, lontana dall’essere un’attivista nel senso tradizionale o ancora, una figura politica. Si tratta di una costruzione narrativa pensata per attraversare il silenzio della sfera politica e decostruirlo.

Olayinka Asaolu

Lavora come Programme Assistant presso Africa Strategy, dove contribuisce a progetti di sviluppo occupandosi di mappatura e coinvolgimento degli stakeholder, scrittura di proposte progettuali e gestione delle attività operative. È laureata con il massimo dei voti presso la Federal University of Technology di Akure, in Nigeria, dove ha conseguito una laurea in Ingegneria Agraria. Ha oltre due anni di esperienza nel project management, nel miglioramento dei processi e nella gestione di attività di ricerca. Il suo recente lavoro sull’Intelligenza Artificiale applicata ai processi elettorali riflette la sua convinzione che cambiamento climatico e la governance siano elementi interconnessi di una più ampia policrisi globale, che non può essere affrontata in modo isolato. Piuttosto che concentrarsi su un singolo problema, sostiene la necessità di intervenire sulle cause strutturali attraverso approcci innovativi e integrati.

Per approfondire

Vai al sito di Africa Strategy

La caratterizzazione di Victoire Mbai

Victoire Mbai è stata progettata come una giovane donna congolese che osserva e racconta la realtà che la circonda e rende visibile ciò che normalmente resta sullo sfondo. Per questo, durante il processo di caratterizzazione, è stato scelto di non farle assumere il ruolo di autorità o “esperta” che parla dall’alto. Da un lato si voleva stimolare il dibattito politico e dall’altro evitare di esporre direttamente individui reali a rischi o pressioni: in questa zona intermedia si collocano tutte le decisioni che hanno reso la voce artificiale uno strumento di mediazione e la possibilità di parlare di politica attraverso una narrazione quotidiana, fatta di frammenti di vita ordinaria.

Come afferma Asaolu: «Volevamo spostare la conversazione sulla partecipazione politica dei giovani, soprattutto delle donne, da qualcosa di troppo rischioso da dire apertamente a qualcosa che potesse essere discusso, condiviso e commentato online».

I contenuti pubblicati sui social da Victoire Mbai, il più delle volte, partono da trasporti pubblici, accesso al lavoro, vita urbana o difficoltà quotidiane, costruendo passo dopo passo il significato politico del progetto, per cui la politica non viene dichiarata, ma fatta emergere e mostrata attraverso il vissuto.

La costruzione di Victoire Mbai è stata, però, tortuosa: il progetto ha incontrato fin da subito una serie di limiti tecnici e culturali che hanno influenzato profondamente il risultato finale. Uno dei problemi principali ha riguardato la rappresentazione del contesto locale. L’intenzione iniziale era quella di coinvolgere direttamente giovani congolesi nella scrittura dei contenuti «ma questo processo non è stato approfondito quanto avremmo voluto», spiega Asaolu. E l’Intelligenza Artificiale non si può sostituire alla conoscenza diretta del contesto sociale.

A questo si aggiunge un altro elemento decisivo: le piattaforme digitali. Il progetto si è scontrato con le policy delle grandi piattaforme social in fase avanzata, quando i contenuti erano già stati prodotti. «Abbiamo scoperto le restrizioni sulle persone sintetiche e sui contenuti politici solo nel momento in cui abbiamo cercato di promuovere i contenuti», racconta Asaolu e questo ha obbligato il progetto a cambiare direzione. Alcuni contenuti non potevano essere promossi, altri non potevano essere amplificati. La conseguenza è stata un adattamento della strategia comunicativa, che ha progressivamente spostato Victoire verso forme più indirette: satira, narrazione quotidiana, contenuti culturali. La politica esplicita si è così trasformata in una politica laterale, meno frontale ma più diffusa.

Victoire Mbai sulle piattaforme social. Tutti i diritti riservati. Riprodotte con il consenso di autrici e autori.

La visibilità nelle piattaforme

Uno degli aspetti più rivelatori dell’esperimento riguarda il rapporto con le piattaforme e gli algoritmi. Nonostante circa 250.000 visualizzazioni complessive, la crescita organica è rimasta limitata e la maggior parte della visibilità è stata ottenuta attraverso promozione a pagamento. Il progetto non è riuscito ad attivare un ciclo virale autonomo perché la partecipazione digitale dipende anche e soprattutto dalle condizioni in cui i contenuti vengono distribuiti.

Asaolu sottolinea che «I primi minuti dopo la pubblicazione sono fondamentali per la distribuzione dei contenuti. Se non si attiva subito un’interazione, il contenuto tende a perdere visibilità». Il meccanismo è regolato da dinamiche algoritmiche che determinano cosa emerge e cosa scompare: diversi studi hanno mostrato quanto questo passaggio incida sulla composizione dello spazio pubblico digitale. Nel 2022, ad esempio, un esperimento pubblicato su PNAS ha confrontato, su Twitter, il feed personalizzato con uno puramente cronologico, coinvolgendo un gruppo di controllo di quasi due milioni di utenti attivi. I risultati hanno rilevato che il sistema di ranking modificava in modo diseguale la visibilità dei contenuti politici. Una successiva ricerca di Smitha Milli e colleghi, pubblicata nel 2025, ha inoltre osservato che un ranking basato sul coinvolgimento tendeva ad amplificare contenuti politici emotivamente accesi e ostili verso il gruppo avversario rispetto a un feed cronologico, anche quando gli utenti dichiaravano di non preferirli. L’interazione diventa il criterio che alimenta nuova distribuzione, in un circuito nel quale ciò che ottiene attenzione viene reso ancora più visibile.

Nonostante questi limiti, il progetto di Victoire Mbai ha comunque generato discussione. In particolare, contenuti legati alla rappresentanza femminile e alla partecipazione politica delle donne hanno ricevuto reazioni più forti rispetto ad altri temi, a indicare che, anche dentro un sistema mediato artificialmente, alcune questioni restano capaci di catturare e attivare attenzione. Il progetto si muove così tra due livelli: da un lato la dimensione tecnica delle piattaforme, dall’altro la dimensione sociale delle risposte.

Le questioni ancora aperte

Victoire Mbai dimostra che una voce artificiale può occupare lo spazio pubblico digitale, può generare discussione e può mantenere visibili alcuni temi politici. Ma allo stesso tempo evidenzia anche i limiti di questo tipo di intervento.

Una ricerca pubblicata nel 2024 su PNAS mostra quanto il rapporto con una voce artificiale possa essere ambivalente. Nell’esperimento, le risposte generate dall’Intelligenza Artificiale facevano sentire le persone più ascoltate rispetto a quelle scritte da partecipanti umani non formati, anche grazie a una maggiore capacità di riconoscere e restituire le emozioni. Quando però i destinatari venivano informati dell’origine artificiale del messaggio, la sensazione di essere ascoltati diminuiva. La relazione con una voce sintetica dipende quindi sia da ciò che essa dice sia da ciò che sappiamo, o crediamo di sapere, sulla sua identità.

La questione resta centrale anche in questo progetto: cosa significa partecipazione quando la voce che interviene non è umana? Ma anche: chi è responsabile delle narrazioni prodotte da un’identità sintetica che agisce nello spazio pubblico?

Il progetto non intende chiudere queste domande ma lasciare aperta la tensione tra tecnologia, politica e rappresentazione. Come afferma Asaolu:

«Il progetto non pretende di aver risolto il problema della partecipazione politica giovanile, ma di averlo reso visibile da un’altra angolazione».

E Victoire Mbai, alla fine, non è né un personaggio né uno strumento neutro, ma una forma di presenza instabile, che esiste solo nel punto in cui tecnologia e politica si incontrano.

 

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