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Geografie della resistenza alimentare

Arte partecipativa e politiche della sostenibilità in Europa

Carmen Colabella
una storia scritta da
Carmen Colabella
 
 
Geografie della resistenza alimentare

Dall’Isola di Skye, in Scozia, dove nel 2017 il duo artistico Cooking Sections ha dato vita a CLIMAVORE: ON TIDAL ZONES, fino alla Sicilia e alla Puglia segnate dal collasso delle monocolture e dalla siccità, il progetto CLIMAVORE mostra come il cibo possa diventare uno strumento politico, ecologico e culturale

Mentre la marea si ritira nella baia di Bayfield, a Portree, la cittadina più grande dell’isola di Skye, in Scozia, l’aria si riempie di salsedine e i piedi affondano nel fango. Bisogna togliersi le scarpe o calzare gli stivali di gomma per raggiungere quell’insolita tavola che emerge dall’acqua. È il 2017 e il duo di artisti Cooking Sections, formato da Daniel Fernández Pascual e Alon Schwabe, su commissione di ATLAS Arts, ha dato il via a una struttura intertidale che con l’alta marea può ospitare mille ostriche e con la bassa si trasforma in un refettorio per esseri umani. Qui, in finestre di appena tre ore, residenti, scienziate e politici si sono accomodati per gustare zuppe di dulse e lasagne di kelp. L’obiettivo? Affrontare l’emergenza climatica, denunciando l’inquinamento degli allevamenti intensivi di salmone, ma anche riflettendo sull’alimentazione, sull’impatto che le nostre diete hanno sull’ambiente e su come modificarle in base alle nuove condizioni ambientali di un territorio. Insieme a questo, dieci ristoranti – tra cui locali stellati Michelin, food truck e caffè – hanno rimosso il salmone d’allevamento dai loro menu sostituendoli con piatti a base di alghe e bivalvi.

Da quella prima commissione è nata una installazione-performance di lungo periodo, CLIMAVORE: ON TIDAL ZONES (2017-in corso) e una società di interesse comunitari, Climavore CIC, capace di mostrare come l’arte possa aprire spazi di confronto, ma anche intervenire nelle filiere agroalimentari, nei menu e nelle forme di convivenza tra esseri umani e ambienti marini. Ecco come.

Cooking Sections

Cooking Sections è un duo artistico fondato a Londra nel 2013 da Daniel Fernández Pascual e Alon Schwabe. La loro pratica si muove tra arte, architettura, performance, ricerca e video, usando il cibo non come semplice oggetto culturale, ma come lente per leggere i sistemi che organizzano il mondo: economie agricole, paesaggi trasformati, infrastrutture, crisi ecologiche e relazioni tra specie. Dal 2015 portano avanti CLIMAVORE, un progetto di ricerca a lungo termine che invita a ripensare il modo in cui mangiamo mentre il clima cambia.

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Il caso Tidal Orchards nell’Isola di Skye

Loch Eishort, sull’Isola di Skye, in Scozia è un territorio in cui la relazione tra comunità e mare è stata profondamente trasformata negli ultimi decenni. L’acquacoltura industriale ha alterato gli equilibri ecologici, portando nell’oceano quello che Donna Haraway ha definito il “Plantationocene“: la semplificazione ecologica delle zone di vita a scapito degli organismi non commerciali e la conversione degli spazi in zone di profitto e sacrificio1, con conseguenti problemi legati all’inquinamento, alla diffusione di parassiti e alla competizione con specie autoctone. Parallelamente, il turismo ha prodotto un aumento della richiesta e del consumo dei prodotti ittici locali e tale pressione, sempre maggiore, ha portato molte pratiche tradizionali legate al mare ad essere progressivamente abbandonate in nome di altre, più intensive e remunerative. Il degrado ambientale è stato quindi accompagnato da una frattura culturale, e alla perdita di conoscenze situate, tramandate oralmente e legate a un rapporto con il mare quotidiano, estraneo alle dinamiche di sfruttamento capitalistico.

A distanza di dieci anni dalla messa a punto dell’installazione CLIMAVORE: ON TIDAL ZONES, “re-commoning” continua ad essere qui la parola d’ordine: riprendersi, tramite un processo di riconquista fisico, ma soprattutto immaginifico, spazi e risorse privatizzati affinché siano a beneficio della collettività. Non a caso, a settembre 2025, CLIMAVORE CIC ha ricevuto il finanziamento per Tidal Orchards, un giardino intertidale nella zona compresa tra l’alta e la bassa marea, per ospitare le co-progettazioni di una pluralità di soggetti: pescatori, studenti, artiste, ricercatrici e abitanti. La struttura, per sei mesi, è stata animata da dibattiti e conversazioni, momenti conviviali, di preparazione e consumo collettivo del cibo, atti a rafforzare il legame nella comunità intorno al progetto, che (possiamo dire) segue il monito del film di Ken Loach, The Old Oak:

«When you eat together, you stick together (Quando si mangia insieme, si resta uniti)».

Alla riflessione si è alternata un’esperienza ravvicinata con la costa: anche la scienza, grazie ai laboratori di Hayley Wolcott, biologa marina residente sull’isola, è diventata partecipativa, condividendo tecniche e competenze utili alla comunità (un esempio è il campionamento dell’acqua). Il giardino intertidale è così riuscito a diventare un’immagine plasmata tanto dalle maree e dalle specie che lo abitano quanto dalla comunità. E l’arte è diventata uno strumento di rappresentazione e connessione tra aree che altrimenti sarebbero rimaste separate: produzione, ecologia e comunità.

Isola di Skye, Scozia. Alcuni scatti dell’esposizione permanente CLIMAVORE: ON TIDAL ZONES. Tutti i diritti riservati. Riprodotte con il consenso di autori e autrici.

La resistenza agroecologica nel sud Italia

Per comprendere pienamente la portata di Tidal Orchards è necessario collocarlo all’interno del programma più ampio sviluppato da CLIMAVORE, che propone un ribaltamento della prospettiva tradizionale sui sistemi alimentari e lo fa anche attraverso le CLIMAVORE Stations, piattaforme di ricerca e azione portate avanti in diversi contesti geografici tra Scozia, Turchia e Italia, e che funzionano come nodi di una rete in cui la sperimentazione tra discipline diverse avviene in dialogo con i bisogni specifici del contesto.

In Sicilia e in Puglia2, ad esempio, differentemente dalla Scozia, il collasso delle monocolture (i.e. le distese di uliveti) e l’avanzamento della siccità ha portato a due conseguenze: la scomparsa di alcuni semi resistenti all’acqua, ritenuti meno produttivi, e l’impoverimento del terreno, stressato e indebolito dalla scarsità di acqua. Come scrivono Daniel Fernández Pascual, Alon Schwabe, Enrico Milazzo e Gabriella Patera, le relazioni ecologiche e sociali tra comunità agricole e varietà adattate alla siccità sono, però, una forma di “mutualismo coevolutivo”: un processo di lunga durata in cui semi e chi se ne prende cura evolvono insieme, attraverso la selezione reciproca e la risposta all’ambiente3. Salvare questi semi, il cui legame con il territorio è profondo, ha quindi un significato profondamente politico. La loro possibile estinzione racconta il rischio di un modello economico capitalista, che legge nella pluralità un ostacolo alla produttività.

In questi territori è nato, quindi Monoculture Meltdown, un progetto a lungo termine che promuove il riconoscimento di sementi meno dipendenti dall’acqua come elemento centrale per l’agricoltura del futuro, la continuità culturale e i diritti intergenerazionali4. Unendo agroecologia, tutela legale e arte contemporanea, si vuole resistere alla standardizzazione e all’uniformità. Come si legge nella Dichiarazione sui diritti delle sementi contadine5, presentata al MUCIV nel maggio 2026 e nata da un percorso collaborativo di ricerca durato due anni:

«Le Sementi Contadine hanno il diritto di co-evolvere con i popoli, i climi e gli ecosistemi, mantenendo e rafforzando la loro resilienza adattiva […]. Hanno il diritto di rimanere un bene comune, libere da controllo esclusivo, appropriazione commerciale o interventi tecnologici che compromettano la loro integrità, accessibilità o co-evoluzione naturale […]».

«Devono essere riconosciute come agenti di comunità multispecie, in cui persone, piante, suoli e altri esseri viventi co-dipendono, e in cui relazioni di solidarietà multispecie garantiscono cura reciproca, resilienza, adattamento e continuità ecologica».

Centoventicinque tipologie di semi sono attualmente conservate in vasi di terracotta al Museo delle civiltà di Roma (MUCIV) e, in collaborazione con giuristi e giuriste di università italiane (tra cui Bologna, Firenze e Trieste) si sta lavorando allo sviluppo di quadri giuridici a sostegno della circolazione dei semi e delle comunità agricole che si impegnano a tutelarli. Il museo, in questo senso, è un’infrastruttura civica e giuridica temporanea: i semi non registrati, ossia le varietà di semi escluse dai cataloghi ufficiali di commercializzazione, possono essere riconosciuti come patrimonio immateriale vivo e custodito dentro una cornice culturale che permette loro di continuare a circolare.

La produzione è cura, o almeno dovrebbe esserlo

Tidal Orchards si inserisce all’interno di PartArt4OW – Participatory Art for Society Engagement with Ocean and Water, progetto finanziato dal programma Horizon Europe nell’ambito della Mission Restore our Ocean and Waters by 2030, che ha l’obiettivo di rafforzare il legame emotivo e culturale tra le comunità e gli ecosistemi acquatici, sostenendo iniziative artistiche partecipative. La scelta dell’Unione Europea di dedicare una delle sue grandi missioni strategiche al ripristino degli ecosistemi acquatici entro il 2030 dimostra l’urgenza di un intervento su un fenomeno sistemico, quale è il sempre maggior indebolimento dei mari e degli oceani. E, non a caso, è recente l’inserimento di PartArt4OW nella EU Mission Ocean & Waters Solution Library6, una piattaforma che presenta iniziative efficaci e replicabili per affrontare le sfide più urgenti in Europa. Questa inclusionesta a indicare che ciò che fino a ieri poteva essere letto come un esperimento artistico isolato viene oggi promosso a strategia e che la dimensione creativa, in quanto motore di quella collettiva, può e deve essere parte integrante delle politiche scientifiche ed economiche europee per la sostenibilità.

Nei modelli industriali, conservazione dell’ambiente e produzione alimentare appaiono strutturalmente incompatibili: produrre significa sfruttare, conservare significa limitare la produttività. Nei progetti come Tidal Orchards e le stazioni CLIMAVORE, questa opposizione viene smontata. La produzione di cibo può essere una pratica di cura, un modo per intervenire sugli ecosistemi senza recidere il legame con essi. La radicalità di questi progetti sta nel rifiuto delle soluzioni universali a favore di buone pratiche adattabili: nate in un contesto specifico, sperimentate con chi lo abita, messe in rete con altri saperi situati.

Isola di Skye, Scozia. Alcuni scatti dei laboratori nati dalla collaborazione tra Hayley Wolcott e CLIMAVORE. Tutti i diritti riservati. Riprodotte con il consenso di autori e autrici.

Oggi la crisi ecologica viene spesso affrontata attraverso modelli tecnocratici e interpretata come un bug del sistema correggibile da mani esperte. CLIMAVORE e PartArt4WOW ci dimostrano, invece, che è possibile intervenire sugli ecosistemi a partire da ciò che li compone e da coloro che li abitano. Nessuna costa, nessuna terra, nessun mare tornerà allo stato originario idealizzato, ma è fondamentale decidere a chi affidare il potere di scegliere come trasformarli nel tempo.

 

  1. Tsing, A. (2019). Climavore: On Tidal Zones. Visible Project. https://www.visibleproject.org/text-4/climavore-on-tidal-zones/ ↩︎
  2. Per approfondire: https://www.climavore.org/stations/sicilia-puglia ↩︎
  3. Scopri di più: Daniel, F. P., Schwabe, A., Milazzo, E., & Patera, G. (2025). Avanzare le finzioni giuridiche: diritti dei semi e resistenza alla siccità in Puglia e Sicilia. OpenstarTs (Univeristy of Trieste https://www.units.it/). https://www.openstarts.units.it/server/api/core/bitstreams/08aff855-b15d-47eb-ba02-459ec208dad4/content ↩︎
  4. Un esempio concreto è il lavoro sulla coltivazione in seccagno, come quella del pomodoro Siccagno in Sicilia, che cresce senza alcuna irrigazione artificiale sfruttando solo l’umidità notturna. ↩︎
  5. Per consultare la Dichiarazione sui diritti delle sementi contadine: https://www.climavore.org/rights-of-seeds ↩︎
  6. PartArt4OW selected as a leading solution for the EU Mission Ocean & Waters Solution Library. (n.d.). PartArt4ow. https://partart4ow.eu/news/partart4ow-selected-leading-solution-eu-mission-ocean-waters-solution-library ↩︎

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