Come preservare un patrimonio fatto di canti, strumenti e memorie orali, evitando che si disperda o che venga ridotto a una rigida cartolina folkloristica? Il Bugungu Cultural Troupe in Uganda canta in lingua lugungu e fa della musica uno strumento vivo per affrontare le sfide del presente, dall’industria petrolifera ai conflitti ambientali.
Sulle rive del Lago Albert, nel nord-ovest dell’Uganda, la musica è una forma di conoscenza, un archivio collettivo e un modo concreto di stare nel mondo. Sempre sulle rive del Lago Albert, lo sviluppo dell’industria petrolifera1 ha portato alla costruzione di pozzi e arterie stradali che stanno innescando un effetto domino ecologico e portando a un drammatico picco di conflitti essere umano-fauna. Gli animali, in fuga dalle trivelle, invadono i villaggi e devastano le piantagioni. Come si custodisce una cultura in un territorio che viene riscritto da infrastrutture, estrazioni e nuove forme di conflitto? Il Bugungu Cultural Troupe, un gruppo composto da 18 donne e ragazze e 7 uomini, radicato nelle comunità Bagungu2 della regione di Buliisa, nasce come compagnia musicale per lavorare sulla soglia tra tradizione e contemporaneità e mediare le sfide del presente. Ecco come.
La cultura come linguaggio vivo
«L’idea di creare la BHIC Troupe è nata dal desiderio di preservare il nostro patrimonio culturale, così come di intrattenere ed educare attraverso la musica e il teatro».
«Nel gruppo ci sono donne, bambini e uomini e la sua composizione è pensata proprio per promuovere l’apprendimento interculturale. Rispetto al passato, oggi il gruppo si esibisce anche in contesti che non sono strettamente culturali», spiega Kiiza Willson, direttore esecutivo del BHIC.
Kiiza Wilson è il fondatore e direttore Esecutivo del Bugungu Heritage and Information Centre (BHIC) in Uganda. Originario della comunità Bagungu di Buliisa, si occupa della salvaguardia del patrimonio culturale, della storia e della musica tradizionale del suo popolo. Attraverso il BHIC promuove la documentazione del patrimonio immateriale, i diritti delle comunità indigene e la conservazione ambientale nella regione dell’Albertine Graben. È anche ricercatore, fotografo e fellow di TheMuseumsLab 2023.
La natura del progetto, infatti, è ben lontana dalla preservazione del patrimonio come statica conservazione e molto più vicina a una trasformazione continua dello stesso, grazie alla quale risignificare il passato per abitare il presente.
Il Bugungu Cultural Troupe parte, non a caso, dal principio che la cultura esiste se e solo se viene praticata e, per questo, il gruppo canta in lugungu3, la lingua della comunità Bagungu, classificata dai linguisti come una lingua minoritaria fortemente sotto pressione a causa dell’immigrazione di massa e dell’adozione dell’inglese e dello swahili. Non solo, il gruppo utilizza strumenti tradizionali come tamburi e sonagli, mantenendo attivo un sistema di comunicazione estetico e profondamente sociale. Come spiega ancora Willson:
«Ciò che rende unico il gruppo è il fatto che utilizza la musica per affrontare problemi contemporanei come il cambiamento climatico, l’analfabetismo e le violazioni dei diritti umani».
«I Bagungu hanno quattro generi musicali, ovvero gwada, kaliba, muzenyo e bikwele, e questa troupe li esegue tutti». I generi musicali, oltre ad essere delle categorie, fungono da vere e proprie strutture culturali: modi diversi di raccontare la vita collettiva, legati a contesti specifici: dai rituali ai momenti di lavoro, di celebrazione o di relazione comunitaria. Sono delle strutture di senso, tali per cui la musica può essere definita come una mappa della società Bagungu.
Raymond Muhumuza, sostenitore4 della troupe, sottolinea questa funzione sociale: «La musica promuove valori fondamentali come il duro lavoro, il rispetto, l’integrità, la coesistenza e la tutela dell’ambiente».
«Questo messaggio ha favorito la convivenza tra persone di diverse origini razziali, etniche e religiose, giunte nella nostra terra ancestrale perché attratte dalle opportunità legate alla scoperta e allo sfruttamento di petrolio e gas5».
«Di recente abbiamo anche composto brani incentrati sulla conservazione ambientale e sul problema dei conflitti tra essere umano e fauna selvatica, con un focus particolare sui danni causati dagli elefanti provenienti dal Parco Nazionale Murchison Falls», l’area protetta più grande e antica dell’Uganda6. Il cambiamento climatico e le trivellazioni petrolifere spingono, infatti, gli elefanti fuori dai confini del parco, dato che le loro rotte migratorie storiche vengono interrotte, e arrivano a distruggere fino all’80% del raccolto di un piccolo agricoltore in una sola notte7.
Raymond Muhumuza è il sostenitore (trad. patron) della troupe culturale del Bugungu Heritage and Information Centre (BHIC) in Uganda. Originario della comunità Bagungu di Buliisa, sostiene attivamente la valorizzazione del patrimonio culturale del suo popolo. Attraverso il suo ruolo, appoggia le attività della troupe di danza e musica tradizionale del BHIC. È inoltre coinvolto come contatto aggiuntivo nei progetti di documentazione del patrimonio culturale del centro.
La testimonianza di Milly Kyomugisha
Uno degli elementi più forti del Bugungu Cultural Troupe è la sua struttura intergenerazionale: giovani e anziani lavorano insieme in un processo continuo di trasmissione e apprendimento. Come spiega Muhumuza: «Il gruppo è composto da membri appartenenti a diverse generazioni. Questa organizzazione è stata fondamentale per far rivivere la nostra musica tradizionale, che era sull’orlo della scomparsa. Questo sistema ha permesso alla generazione più anziana di trasmettere le proprie conoscenze indigene alle generazioni più giovani all’interno del gruppo», secondo una trasmissione per lo più corporea e che avviene attraverso il suono, la ripetizione e la performance. È un apprendimento incarnato, dove la conoscenza si fa pratica.
La testimonianza di Milly Kyomugisha, cantante principale, mostra quanto questa esperienza sia anche trasformativa dal punto di vista personale.
Milly Kyomugisha
Milly Kyomugisha è la cantante principale della troupe culturale del Bugungu Heritage and Information Centre (BHIC) in Uganda. Originaria della comunità Bagungu di Buliisa, è la voce principale del gruppo di musica e danza tradizionale del centro. Interpreta e promuove i canti tradizionali dei Bagungu, contribuendo attivamente alla salvaguardia e alla trasmissione del patrimonio culturale immateriale della sua comunità nella regione dell’Albertine Graben.
Nel suo racconto emerge un sistema economico interno basato sulla condivisione: il gruppo viene ingaggiato per performance che generano un compenso medio, parte del quale viene distribuito tra i membri. Questo crea una forma di economia collettiva che sostiene la vita quotidiana.
Accanto a questo, Kyomugisha racconta la nascita di una cultura del risparmio condiviso, costruita attraverso contributi mensili e distribuzione annuale delle risorse. Ma ciò che colpisce di più è la trasformazione culturale: Kyomugisha ha imparato danze tradizionali che stavano scomparendo, come il kikwele, danza di caccia legata alle celebrazioni dei cacciatori, e il gwada, danza di corteggiamento. Ha appreso anche come utilizzare gli strumenti, dallo Ndingidi, uno strumento a corda simile a un violino primitivo, al Ndere, un flauto tradizionale. Attraverso il gruppo ha sviluppato la capacità di distinguere tra tradizioni diverse, come l’Orunyege dei Banyoro e il Kalihwa dei Bagungu, acquisendo una consapevolezza culturale più ampia e stratificata.

Il suo percorso include l’incontro con oggetti rituali e culturali come il Kipindo kya Ngugu, una lancia per la caccia agli ippopotami tradizionalmente riservata agli uomini, e il Kijugutu, un tessuto da schiena utilizzato in contesti culturali specifici.
Resistenza culturale tra tradizione e futuro
Il Bugungu Cultural Troupe agisce in una dimensione che tende al globale, ben lontana dalla sfera nostalgica e utilizzando strumenti contemporanei per ampliare la propria presenza e garantire la continuità della cultura Bagungu nel mondo digitale. Willson lo spiega chiaramente: «Realizziamo registrazioni audiovisive di alcune delle nostre attività e pubblichiamo i video sui social media, in particolare su TikTok e su altre piattaforme come YouTube e WhatsApp, che sono state adottate dai giovani della nostra area». In questo modo il patrimonio culturale entra nei circuiti digitali dove può essere visto, reinterpretato e condiviso e i giovani diventano i mediatori d’eccellenza tra tradizione e contemporaneità, traducendo la performance, senza perderne il significato originario.
Il gruppo è inoltre collegato al Bugungu Heritage and Information Centre (BHIC), che ne coordina le attività pur lasciando autonomia artistica. Questa relazione permette di mantenere un equilibrio tra struttura e libertà creativa.
In questa cornice, la cultura trascende la mera funzione di marcatore identitario per configurarsi come un dispositivo di resistenza culturale. Si tratta di un’azione di contrasto attivo alla scomparsa delle lingue minoritarie, all’erosione dei patrimoni orali e all’omologazione culturale guidata dalle pressioni dell’economia estrattivista globale.
Allo stesso tempo, non si tratta di un rifiuto della modernità, ma di una sua rielaborazione. La pratica musicale dei Bagungu performa le tensioni contemporanee. Parla di ambiente, di conflitti tra esseri umani e fauna selvatica, di trasformazioni sociali legate allo sviluppo del territorio. È una forma di pensiero pubblico che passa attraverso il suono.
Il Bugungu Cultural Troupe mostra che il patrimonio culturale è un processo vivo e incorporato8. È una pratica transgenerazionale che unisce educazione, economia, identità e comunicazione. È un modo per dare forma al presente senza perdere il legame con il passato.
Questo articolo è stato redatto in collaborazione con Nelson Byaruhanga
- Il Progetto Tilenga, gestito dalla multinazionale TotalEnergies in joint venture con CNOOC e UNOC nella regione del Lago Albert (Uganda nord-occidentale), è un imponente piano estrattivo che prevede la trivellazione di 426 pozzi petroliferi, di cui oltre 130 localizzati all’interno del Parco Nazionale Murchison Falls, un’area protetta di importanza globale. a documentazione ufficiale di TotalEnergies illustra l’estensione del progetto, i dati sugli espropri e la mappa dei pozzi nel distretto di Buliisa. Cfr. TotalEnergies. (2026, May 22). Tilenga and EACOP: key project progress Indicators. TotalEnergies.com. L’inchiesta giornalistica internazionale di Mongabay documenta in modo dettagliato come le infrastrutture petrolifere del Progetto Tilenga abbiano alterato il comportamento degli elefanti nel parco Murchison Falls, spingendoli a invadere i villaggi di Buliisa. Cfr. Gyuse, T. (2024, July 30). Advocacy group links Uganda oil infrastructure to human-elephant conflict. Conservation News. ↩︎
- I Bagungu sono la popolazione di lingua bantu situata nell’Uganda nord-occidentale, sulle coste del Lago Alberto. Il Bugungu identifica invece il territorio geografico e storico in cui questa specifica comunità vive. La distinzione si basa sui prefissi della lingua locale: “Ba-” indica il popolo e “Bu-” la terra. A livello singolare, un membro di questa etnia viene invece definito con il termine Mugungu. Cfr. Consortium, I. (2025, February 14). The Bagungu People: Custodians of life in Uganda. ICCA Consortium. ↩︎
- La lingua Lagungu https://www.lugungu.com/en ↩︎
- Il termine in italiano è tradotto dall’inglese “patron”: in Africa è una figura chiave dell’ecosistema artistico che agisce come sostenitore vitale e facilitatore dello sviluppo culturale, investendo risorse per garantire la sostenibilità finanziaria degli artisti, permettendo loro di acquistare materiali e dedicarsi interamente alla produzione. Attraverso questo supporto, il “patron” svolge la funzione cruciale di preservare la cultura locale, documentando e mantenendo vive le diverse narrazioni del Paese, e contribuisce alla crescita economica generale stimolando la creazione di posti di lavoro nel settore creativo. Cfr: Charlene. (2025, September 4). Understanding What is Art Patronage in South Africa. Art-Online. ↩︎
- Quando Muhumuza parla di persone attratte da “petrolio e gas”, si riferisce alla scoperta di giacimenti nel bacino del Lago Albert (dove vivono i Bagungu) e alla costruzione della EACOP (East African Crude Oil Pipeline) da parte di TotalEnergies e della Cina (CNOOC). Questo progetto sta portando oltre 10.000 lavoratori e migranti in una regione che prima era puramente rurale e pastorale. Cfr. Atine, J. A., Ayebare, C., Bogrand, A., Brodeur, C., Mbenna, D., Sellwood, S. A., & Twesigye, B. (2020). Empty promises down the line? A human rights impact assessment of the East African crude oil pipeline. ↩︎
- Parco Nazionale Murchison Falls https://www.murchisonfallsnationalpark.com/ ↩︎
- Cfr. Hill, J. F., Ochanda, C., Sarkar, D., & Chapman, C. (2025). Balancing boundaries: Elephant movements in the changing landscape around Murchison Falls National Park, Uganda. Pachyderm, 66, 111–127. ↩︎
- Musica tradizionale viva https://m.youtube.com/watch?v=2_EvMoSS1UI ↩︎