Sanitansamble unisce formazione musicale e impatto sociale, dando forma locale all’eredità di El Sistema nel cuore del Rione Sanità.
«La potenza del progetto si vede ogni volta che osservi l’orchestra: ognuno al proprio posto, in silenzio, pronto a suonare la prima nota». In quella sospensione prima del suono si concentra l’essenza di Sanitansamble: un’energia collettiva che si costruisce nel tempo, una disciplina che nasce dalla relazione e una possibilità concreta di trasformazione. Per comprendere davvero Sanitansamble bisogna partire da lontano, da un’altra latitudine e da un’altra epoca. Negli anni Settanta, in Venezuela, nasce El Sistema1, un progetto destinato a cambiare radicalmente il rapporto tra musica e società. L’intuizione di José Antonio Abreu è una visione politica e culturale2 in cui l’orchestra diventa uno spazio di cittadinanza e un luogo in cui i giovani imparano a stare insieme, a riconoscersi e a costruire qualcosa che li supera. Nel tempo, quel modello si è diffuso in tutto il mondo, fino ad arrivare al Rione Sanità di Napoli.
Sara Sbriglia
Sara Sbriglia è una violista e chimica italiana di 33 anni. Nata e cresciuta nel Rione Sanità di Napoli, dove ha vissuto fino al 2024. Si è laureata in Chimica e dal 2024 lavora presso ARPA Toscana (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) a Firenze, città in cui si è trasferita per ragioni professionali. La musica ha accompagnato gran parte della sua vita: dai 16 anni fino a pochi anni fa ha fatto parte di Sanitansamble e per un periodo ha insegnato viola nella Piccola Orchestra di Forcella. Insieme ad altri ragazzi della “vecchia leva” di Sanitansamble, ha cercato di trasmettere ai più piccoli gli stessi valori e insegnamenti che i maestri avevano donato a loro. Oggi, pur dedicandosi alla professione di chimica ambientale, dentro di sé conserva viva la speranza di poter un giorno ritornare a suonare e a far parte di quel mondo che l’ha formata.
L’orchestra di Sanitansable
Sanitansamble nasce in uno spazio di trasformazione: nel 2008, quando ha preso forma nel Rione Sanità di Napoli, «non sembrava introdurre qualcosa di estraneo», racconta Paolo Sullo, musicista che collabora come maestro preparatore delle viole per Sanitansamble di Napoli, «ma piuttosto di riattivare una tradizione già presente».
Napoli è storicamente una città musicale e la Sanità ne rappresenta una declinazione intensa, stratificata, spesso raccontata solo attraverso le sue fragilità. In questo senso, il progetto ha voluto rileggerne le possibilità, innestandosi su una memoria culturale viva e giocando con la sua capacità di essere insieme globale e profondamente locale.
A differenza di molte esperienze educative che utilizzano la musica come strumento accessorio, in Sanitansamble l’orchestra viene costruita:
«Non si tratta di far suonare dei ragazzi già formati», spiega Sullo, «ma di formarli dentro l’orchestra».
Questo implica una scelta precisa: adottare una struttura sinfonica completa, con archi, legni, ottoni, percussioni, e lavorare su un repertorio che appartiene alla tradizione. Una scelta che richiede impegno e responsabilità. El Sistema nasce, infatti, proprio dalla convinzione che si impari a suonare facendolo insieme fin dall’inizio, immergendosi immediatamente nella dimensione collettiva: l’individuo cresce dentro il gruppo e attraverso il gruppo.
L’orchestra diventa così un sistema complesso in cui ogni parte è necessaria e non c’è spazio per l’individualismo isolato. Il suono di ciascuno acquista senso solo dentro quello degli altri, seconda una forma di apprendimento che passa attraverso il corpo, l’ascolto e la ripetizione. «È una cosa che mette i brividi», racconta Sara Sbriglia, violista e chimica che ha fatto parte di Sanitansamble dai suoi 16 anni fino a qualche anno fa. «Senti che si crea una magia». O meglio, qualcosa che sfugge alla dimensione didattica: un’intensità emotiva che nasce dalla sincronizzazione dei gesti e dal suono che prende forma.
Nel tempo, il progetto si è adattato ai cambiamenti generazionali senza modificare la propria struttura. «Le basi sono rimaste le stesse», racconta Sullo, «ma abbiamo cambiato repertorio, anche per noi stessi, per non ripeterci». Il rinnovamento, infatti, non è solo per i ragazzi, ma anche per gli insegnanti, che in questo modo evitano la cristallizzazione.
Controtempo digitale
Uno degli aspetti più sorprendenti di Sanitansamble riguarda il suo rapporto con la tecnologia.
Paolo Sullo
Paolo Sullo è un musicista, violinista, violista e musicologo italiano, nato a Napoli e attivo a Roma. Laureato con lode nel 2005 in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo all’Università di Roma Tor Vergata e diplomato in Violino, Viola e Composizione al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, nonché in Didattica della Musica e Direzione di Coro. Nel 2013 ha conseguito il dottorato di ricerca con una tesi sui solfeggi della Scuola Napoletana del Settecento. Come musicologo ha pubblicato numerosi contributi e ha curato, con Giovanna Carugno, il volume Nicola Zingarelli. Il maestro, il compositore e il suo tempo (2023). Come esecutore ha collaborato con l’Orchestra dell’Opera di Roma e si esibisce in duo con la pianista Gaia Bottoni, dedicandosi alla riscoperta del repertorio violinistico italiano di fine Ottocento. Insegna Teoria, Analisi e Composizione al Liceo Musicale Farnesina di Roma, tiene i corsi di Armonia, Contrappunto e Storia degli Strumenti Musicali all’Università Tor Vergata (a.a. 2025/2026) e collabora come maestro preparatore delle viole con il progetto Sanitansamble di Napoli.
Come afferma Sullo, «L’esperienza orchestrale presuppone l’altro e supera la tecnologia». Non si tratta di una posizione ideologica né di una regola imposta dall’esterno: è piuttosto una conseguenza naturale della pratica musicale condivisa3. Quando i ragazzi entrano nello spazio delle prove, l’attenzione si concentra spontaneamente su ciò che accade intorno a loro. Il cellulare, pur presente, perde centralità fino quasi a scomparire dall’orizzonte dell’esperienza. In questo contesto, la tecnologia non viene demonizzata, ma ricondotta alla sua funzione originaria di supporto. Può essere utile per ascoltare un brano su YouTube, per esercitarsi con un metronomo o per registrare un’esecuzione e riascoltarla in un’ottica di miglioramento. Tuttavia, questi strumenti restano marginali rispetto al cuore dell’esperienza orchestrale.
«La tecnologia aiuta l’apprendimento individuale», osserva Sullo, «mentre qui tutto si costruisce nella relazione». In tale prospettiva, l’orchestra può essere interpretata come una forma di resistenza implicita, una risposta alla sua tendenza a favorire dinamiche di isolamento e frammentazione dell’attenzione. Sanitansamble offre ai giovani un’esperienza sempre più rara: quella di una concentrazione prolungata, di una presenza fisica autentica e di una cooperazione reale, in cui il tempo è scandito dal respiro comune della musica. Come sottolinea il ricercatore Giovanni Conelli, «I ragazzi sembrano dimenticare di possedere il cellulare». È una frase che colpisce, perché descrive una trasformazione spontanea, che per alcune ore a settimana, cambia il modo di stare insieme.
Giovanni Conelli
Giovanni Conelli è un polistrumentista e musicologo laureato con lode all’Università degli Studi di Milano, con una tesi di ricerca sull’utilizzo dell’arte contemporanea nel teatro d’opera contemporaneo. Nel 2017 ha pubblicato un articolo con l’Università di Vienna nell’ambito di un progetto di ricerca sulla musica dal mondo, durante le stagioni 24-25 e 25-26 del Teatro San Carlo, ha scritto saggi critici su composizioni dei grandi autori della musica classica. Conelli ha inoltre vinto una borsa di dottorato di ricerca presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, concentrando il suo lavoro sull’applicazione del Sistema Abreu nei territori fragili della città di Napoli. La ricerca è stata presentata in diversi conservatori italiani, all’Università di Cardiff e sarà presentata al King’s College di Londra e alla Cambridge University.
L’impatto del progetto
Se si guarda alle traiettorie individuali, emerge con chiarezza che Sanitansamble non è un progetto finalizzato alla produzione di musicisti professionisti. Alcuni intraprendono quella strada, ma molti altri seguono percorsi diversi. Ciò che accomuna queste storie è l’impatto dell’esperienza.
«Mi ha dato l’opportunità di fare esperienze che altrimenti non avrei mai vissuto», racconta Sara Sbriglia che è entrata nel progetto nel 2008, per poi diventare violista, partecipando a concerti e viaggiando. Ma soprattutto, come sottolinea lei stessa, ha cambiato il suo modo di vedere il quartiere. «Mi ha fatto conoscere davvero le persone, andando oltre le apparenze». Il suo percorso è emblematico: dopo l’esperienza musicale, ha intrapreso una carriera scientifica, laureandosi in ambito farmaceutico. Eppure, continua a riconoscere in Sanitansamble un momento fondativo. Non tanto per aver orientato direttamente la sua scelta professionale, quanto per averle fornito strumenti interpretativi e relazionali utili alla comprensione della realtà. Per chi partecipa, Sanitansamble è qualcosa che entra nella definizione di sé. «È un fatto identitario», afferma Sullo. Determinante, in questo processo, è stata la dimensione della quotidianità: le prove settimanali, il lavoro graduale e la progressiva costruzione di un suono collettivo hanno favorito lo sviluppo di competenze quali la disciplina, l’ascolto reciproco e il senso di responsabilità condivisa. Un episodio particolarmente emblematico è stato l’incontro, avvenuto durante una prova, con un artista di fama internazionale, da cui è scaturita un’esibizione negli studi della RAI. Un’esperienza che ha permesso a tutti i giovani musicisti di confrontarsi con contesti professionali di alto profilo, contribuendo ad accrescere la consapevolezza delle proprie potenzialità e delle opportunità future.
Anche dopo quindici anni di insegnamento, i rapporti con gli studenti continuano nel tempo, trasformandosi in legami duraturi. Colpisce il modo in cui Sullo descrive questa esperienza: non come un atto di generosità unilaterale, ma come uno scambio. «Non era togliere qualcosa a me per darlo a loro. Era un contagio reciproco». Questa affermazione mette in discussione una visione tradizionale e spesso stereotipata dell’intervento sociale, di un “dare” dall’alto verso il basso, e favorisce piuttosto la visione di un incontro autentico, in cui tutte le persone coinvolte crescono e si arricchiscono reciprocamente. Anche dal punto di vista accademico, l’esperienza di Sanitansamble ha suscitato interesse e stimolato riflessioni approfondite. Lo stesso Sullo è oggi impegnato in un progetto di ricerca dedicato a queste pratiche, a testimonianza del fatto che il loro impatto supera i confini del contesto locale e si inserisce in un dibattito più ampio sulle politiche culturali, sull’educazione musicale e sui processi di inclusione sociale.
Paolo Acunzo
Paolo Acunzo è un direttore d’orchestra e musicista napoletano, da oltre 15 anni direttore artistico e musicale di Sanitansamble, l’orchestra giovanile del Rione Sanità di Napoli. Nato a Napoli, ha iniziato lo studio del pianoforte a quattro anni e si è formato al Conservatorio San Pietro a Majella, perfezionandosi in composizione con Francesco Vizioli e in direzione d’orchestra con Zoltan Pesko, Moshe Atzmon ed Ervin Acel. Ha diretto oltre 300 concerti internazionali e più di trecento opere liriche, collaborando con orchestre in Ungheria, Romania, Irlanda, Croazia e Stati Uniti, ed è profondo conoscitore della musica napoletana del Sei-Settecento. Nel 2008 è stato chiamato da Maurizio Baratta a guidare Sanitansamble. Dirige la Corale Polifonica Musique Esperance (ONG umanitaria da lui fondata nel 1994) e il Coro NoteLegali di Libera contro le mafie.
Un equilibrio fragile
Accanto alla dimensione educativa e artistica, esiste una questione strutturale che attraversa l’intera storia di Sanitansamble: la sostenibilità economica. «Dal 2008 siamo sempre alla ricerca di fondi», spiega il direttore d’orchestra Acunzo. Il progetto non ha mai beneficiato di un sostegno pubblico stabile. Le risorse arrivano principalmente da donazioni private: fondazioni, banche, cittadini. È un modello che garantisce autonomia, ma espone anche a una precarietà costante. I costi sono significativi: oltre all’acquisto degli strumenti, c’è la loro manutenzione, i compensi per i maestri, le spese organizzative, le assicurazioni. «Non si improvvisa un’organizzazione così», sottolinea Sullo, e ogni attività è contrattualizzata e tutelata. Questa dimensione spesso resta invisibile, ma è fondamentale. Sanitansamble richiede competenze gestionali oltre che artistiche e la sua continuità nel tempo è già, di per sé, un risultato. Forse perché, come suggerisce implicitamente Sullo, ciò che restituisce al contesto supera ciò che riceve.
Dopo quasi vent’anni, Sanitansamble continua a esistere come un equilibrio dinamico: cambiano i ragazzi, cambiano i repertori, cambiano le condizioni esterne. Ma il nucleo resta.
Quello di un’orchestra che offre un’alternativa concreta ad un luogo in cui il tempo è condiviso, l’errore è visibile e il risultato – che non sta tanto (o solo) nel fornire competenze ma nel costruire uno spazio in cui i giovani possano fare l’esperienza di una comunità – è costruito insieme4.
E allora quell’immagine iniziale torna, con una chiarezza nuova: ragazzi seduti, strumenti in mano, in attesa della prima nota. L’inizio di un brano e, ogni volta, di una possibilità.
- El Sistema https://www.britannica.com/topic/El-Sistema ↩︎
- Il modello educativo di El Sistema https://www.sistemaeurope.org/ ↩︎
- Impatto musicale e sociale di certe orchestre: Damasio, A., Disoteo, M., Ferrara, E., Ferrari, F., Fiorentino, C., Fresu, P., Gróh, I., Lombardo, P., López García, A., Marconi, L., Monarda, A., Rebaudengo, A., Salemi, L., Santini, G., Sbattella, L., Scafili, R., Scalfaro, A., Sullo, P., & Szekeres, M. (2017). Il pensiero musicale: le ragioni dell’emozione [Journal-article]. Musica Domani, XLVII(176), 5–100. https://www.musicadomani.it/wp-content/uploads/2020/11/MD_176.pdf ↩︎
- Cosa insegna fare musica: Dumont, E., Syurina, E. V., Feron, F. J. M., & Van Hooren, S. (2017). Music Interventions and Child Development: A Critical review and Further directions. Frontiers in Psychology, 8, 1694. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5626863/ ↩︎